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Articoli

From Hell...sinki

Private LiVe

 

 

 

(Private Line live, 13.04.2013)

Helsinki è davvero il paradiso del rock: qualcuno ti invita al concerto di una band che non hai mai sentito prima, arrivi con la speranza di ascoltare qualcosa di carino, torni a casa con un gruppo in più nel cuore.
Mi è successo con i Private Line che, pur essendo in scena dalla metà degli anni novanta e contando ben tre album, musicalmente non avevo mai incrociato.
Il Gloria è assai particolare, un incrocio fra un'arena, un teatro e un club di lusso. I tavoli sono coperti da tovaglie di velluto, l'acustica è ottima, anche per via della forma circolare della sala in cui si tengono i concerti.
Circa un'ora di musica non solo dal vivo, ma vivissima e perfetta; connubio piuttosto raro, inutile negarlo: spesso, chi sa emozionare, tecnicamente non è il massimo e viceversa, i Private Line però sono tutta un'altra storia.
Hanno aperto il concerto Sammy (voce e chitarra acustica), Illu (chitarra elettrica) e Jack (chitarra elettrica). Solo dopo due brani si sono aggiunti Spit (basso) ed Elias (batteria).
Non hanno perso un colpo, non c'è stata alcuna imperfezione, eppure ogni nota è arrivata dritta al cuore, probabilmente perché nonostante la grande attenzione alla tecnica sono riusciti a divertirsi e, di conseguenza, a far divertire il pubblico.
Illu mi ha lasciata francamente sbalordita; lui e Jack hanno duellato sul palco riuscendo a valorizzarsi a vicenda. Sammy ha sfoggiato una voce limpida e senza la minima incertezza, accompagnato dai cori di tutti gli altri membri della band, che anche in questo si sono rivelati davvero in gamba.
Quando le luci si sono spente sono stata fra coloro che hanno chiesto il bis.
È davvero un peccato che, dopo il concerto, l'atmosfera carica di energia e soddisfazione che sempre segue un'esibizione di qualità sia stata guastata dalla straordinaria maleducazione di Sammy che, pur avendomi personalmente invitata al concerto meno di ventiquattro ore prima – da sobrio, per chi se lo stesse domandando – non mi ha neppure dato la possibilità di fargli i complimenti; a seguito del mio “Ciao” ha risposto ripetendo il saluto con la bocca storta e rivolgendomi un'occhiata disgustata, per poi andarsene immediatamente.
Chi era con me potrà testimoniare che non emanavo cattivi odori. Il discorso è assai più triste: ci sono artisti che nell'arco della propria carriera non si soffermano neppure per un istante a pensare al significato dell'inchino alla fine dello spettacolo; alcuni addirittura, non avendo pubblico a sufficienza, cercano di crearselo per il solo gusto di poter fare le star e snobbare qualcuno; atteggiamento deprecabile e poco intelligente, sia da un punto di vista umano che professionale.
Nella foto, scattata da JessyKiller, la scaletta del concerto.

The dark side of Eden

Violenza -  di Delia Tannino (Lady_Crow)
Ieri sera, poco dopo le 21,30, sono stata testimone di un'aggressione nei pressi della stazione centrale di Helsinki.
Ho visto da lontano due figure scure contorcersi; d'istinto ho pensato che si trattasse della solita ubriaca che l'amico cerca invano di tenere in piedi, invece mentre mi avvicinavo la ragazza è caduta per terra, l'altra ombra si è chinata su di lei, mentre lei urlava e scalciava, poi ha rinunciato ed è fuggita. Al mio arrivo l'aggressore era già sparito, la ragazza era seduta per terra, piangeva tanto disperatamente da non riuscire neppure a parlare. A fermarci siamo state io, una donna finlandese ed una giovane coppia; abbiamo aiutato la ragazza a rialzarsi, abbiamo raccolto tutte le sue cose finite per terra, appena è riuscita a riprendere fiato ci ha spiegato l'accaduto, abbiamo chiamato la polizia e portato lei in un posto un poco più caldo, all'ingresso di Sokos.
La gran persona ha provato a derubarla e, nel momento in cui lei ha opposto resistenza, l'ha presa a calci.
Eira, probabilmente qualche anno in meno di me, bellissima ragazza col viso di una bambola, le mani escoriate e graffi profondi sul collo, non smetteva di tremare e di piangere mentre l'abbracciavo e mi chiedevo come diavolo si possa fare una cosa del genere. La disperazione potrà anche portare a tentare il furto, ma per prendere a calci qualcuno dall'aspetto così fragile essere disperati non basta, questa è stata cattiveria bella e buona.
Continuavo a guardarla e a cercare di consolarla, anche mentre la polizia era ormai arrivata e raccoglieva la sua e la mia testimonianza (per quanto purtroppo io non abbia visto quasi nulla), e col dispiacere cresceva la rabbia, perché adesso inevitabilmente avrà paura quando uscirà da casa. Mi sono tornate in mente le parole di un amico, finlandese anche lui, che da ragazzo è stato pestato fin quasi a rimetterci la pelle: "Quando ti picchiano ci possono volere anche sei mesi per riprenderti, per smettere di avere paura ogni volta che qualcuno ti tocca".
Me ne sono andata solo quando i poliziotti mi hanno assicurato che si sarebbero presi cura di Eira, pensando che il paradiso in terra non esiste.
"Adesso non ti spaventa l'idea di girare per strada da sola?"
No: sono troppo arrabbiata per avere paura.
Ieri sera, poco dopo le 21,30, sono stata testimone di un'aggressione nei pressi della stazione centrale di Helsinki.
Ho visto da lontano due figure scure contorcersi; d'istinto ho pensato che si trattasse della solita ubriaca che l'amico cerca invano di tenere in piedi, invece mentre mi avvicinavo la ragazza è caduta per terra, l'altra ombra si è chinata su di lei, mentre lei urlava e scalciava, poi ha rinunciato ed è fuggita. Al mio arrivo l'aggressore era già sparito, la ragazza era seduta per terra, piangeva tanto disperatamente da non riuscire neppure a parlare. A fermarci siamo stati io, una donna finlandese ed una giovane coppia; abbiamo aiutato la ragazza a rialzarsi, abbiamo raccolto tutte le sue cose finite per terra, appena è riuscita a riprendere fiato ci ha spiegato l'accaduto, abbiamo chiamato la polizia e portato lei in un posto un poco più caldo, all'ingresso di Sokos.
La gran persona ha provato a derubarla e, nel momento in cui lei ha opposto resistenza, l'ha presa a calci.

Eira, probabilmente qualche anno in meno di me, bellissima ragazza col viso di una bambola, le mani escoriate e graffi profondi sul collo, non smetteva di tremare e di piangere mentre l'abbracciavo e mi chiedevo come diavolo si possa fare una cosa del genere. La disperazione potrà anche portare a tentare il furto, ma per prendere a calci qualcuno dall'aspetto così fragile essere disperati non basta, questa è stata cattiveria bella e buona.

Continuavo a guardarla e a cercare di consolarla, anche mentre la polizia era ormai arrivata e raccoglieva la sua e la mia testimonianza (per quanto purtroppo io non abbia visto quasi nulla), e col dispiacere cresceva la rabbia, perché adesso inevitabilmente avrà paura quando uscirà da casa. Mi sono tornate in mente le parole di un amico, finlandese anche lui, che da ragazzo è stato pestato fin quasi a rimetterci la pelle: "Quando ti picchiano ci possono volere anche sei mesi per riprenderti, per smettere di avere paura ogni volta che qualcuno ti tocca".
Me ne sono andata solo quando i poliziotti mi hanno assicurato che si sarebbero presi cura di Eira, pensando che il paradiso in terra non esiste.

"Adesso non ti spaventa l'idea di girare per strada da sola?"
No: sono troppo arrabbiata per avere paura.

From Hell...sinki!

 

 

 

 

E' con immenso piacere che vi presentiamo la nuova rubrica del nostro sito!
"From Hell....sinki" sarà curata da Delia Tannino,la nostra Lady_Crow, che da ormai 5 mesi vive in Finlandia, prima a Tampere, ora a Helsinki.
Delia è una giovane scrittrice sarda con già due libri pubblicati.
Il primo, "Il Demone" è un must read per tutti i fan degli HIM (non vi svelerò il perchè, dovete leggerlo...), mentre il secondo è una raccolta di racconti brevi, dal titolo "Favole e CeNere".
Al momento Delia sta scrivendo il seguito de "Il Demone", dal titolo "Il Sogno che uccide", che sarà pubblicato nel 2013.
Da oggi in poi Delia sarà la nostra "inviata speciale" a Helsinki, e nei suoi articoli ci mostrerà periodicamente curiosità e notizie sulla Finlandia.
Per maggiori informazioni su di lei, vi rimando al suo sito internet: WWW.DELIATANNINO.COM
E' con immenso piacere che vi presentiamo la nuova rubrica del nostro sito!
"From Hell....sinki" sarà curata da Delia Tannino, la nostra Lady_Crow, che da ormai 5 mesi vive in Finlandia, prima a Tampere, ora a Helsinki.
Delia è una giovane scrittrice con già due libri pubblicati.
Il primo, "Il Demone" è un must read per tutti i fan degli HIM (non vi svelerò il perchè, dovete leggerlo...), mentre il secondo è una raccolta di racconti brevi, dal titolo "Favole e CeNere".
Il seguito de "Il Demone", dal titolo "Il Sogno che uccide",  sarà pubblicato nel 2013.
Da oggi in poi Delia sarà la nostra "inviata speciale" a Helsinki, e nei suoi articoli ci mostrerà periodicamente curiosità e notizie sulla Finlandia.
Per maggiori informazioni su di lei, vi rimando al suo sito internet: WWW.DELIATANNINO.COM

 

QUI il primo articolo di Delia!

Signing Session a Helsinki: il report

 

Articolo di Lady_Crow

 

26 Ottobre 2012

L'euforia è alle stelle.

Mi sveglio prima delle sei: tendo a dormire poco quando sono felice.

Guardo fuori dalla finestra e... Sorpresa, sta nevicando! Non c'è niente da fare: è evidente che per me il Natale sia arrivato con due mesi d'anticipo.

Metto piede nel centro commerciale intorno alle due del pomeriggio; sono la terza in una fila destinata a crescere a dismisura.

Miina, una delle ragazze che mi precedono e con cui chiacchiero per buona parte del tempo, ha appena sedici anni e segue la band da quando ne aveva dieci, ma vedo anche trentenni, quarantenni, qualcuno supera i cinquanta; ragazzi e ragazze dai look più diversi, tutti lì per la nostra passione. Lì, davanti ad una gigantografia della copertina della nuova compilation, un tavolo e cinque sedie, tutti increduli e con il cuore in gola pensando che – fra poche ore – su quelle sedie ci saranno i nostri amatissimi HIM, un po' idoli, un po' amici di sempre.

Nel giro di tre ore è già impossibile, da davanti alla pedana, vedere la fine della coda.

 

Continua a leggere cliccando su "leggi tutto"

From Hell

 

Articolo di Delia Tannino

Ed eccomi qui; ho realizzato il sogno di molte fan degli HIM: mi sono trasferita in Finlandia, da quasi quattro mesi ormai. Al momento vivo a Tampere, però a breve mi trasferirò a Helsinki.

Quale modo migliore di festeggiare, se non quello di diventare una sorta di corrispondente italiana dell'Heartagram Path?

Certo, dare inizio ad una rubrica non è una passeggiata, tuttavia una spiegazione inerente al titolo della rubrica e – al tempo stesso – la risposta ad una delle domande che più frequentemente mi vengono rivolte dovrebbe essere un buon modo di cominciare.

“Ma allora questi Finlandesi come sono?”.

Finita la luna di miele e cominciato il matrimonio, credo di potermi azzardare a scrivere a questo riguardo, fermo restando il fatto che quello da me esposto, qui come in ogni futuro articolo, è solo il mio punto di vista, di certo non la verità assoluta su un intero popolo, anche perché le verità assolute su interi popoli non esistono.

 

Io amo i Finlandesi. Ma sono matti, questo va detto.

Non ho mai riscontrato alcuna traccia della fantomatica freddezza comunemente attribuita agli Scandinavi; piuttosto ho notato un grande pudore nell'ambito dei sentimenti. Non ci si scandalizza per la nudità, tanto meno ci si vergogna del proprio passato o della propria famiglia, ma ci si pensa due, tre o forse anche dieci volte prima di sparare parole d'affetto. Ne conseguono dialoghi che in Italia verrebbero considerati surreali.

Esempio concreto:

“Ciao, io sono Jukka. Tu come ti chiami?”

“Io sono Delia, sono italiana ma vivo qui a Tampere. Tu in che zona abiti?”.

“Al momento da nessuna parte, sono appena uscito da un centro di salute mentale”.

Non è che qui si metta tutto in piazza, semplicemente la riservatezza viene applicata ad ambiti diversi da quelli a cui solitamente l'applichiamo noi. Anche se effettivamente negli ultimi tempi in Italia il pudore non è più fashion.

Non vedo cuori gelidi, piuttosto anime fragili circondate da mura alte, a volte troppo alte; alte al punto da far sembrare alcol o droga l'unico modo di farle crollare, tornando a comunicare col mondo esterno.

Ecco, la comunicazione è un problema serio! Non so se io sia afflitta da una sorta personale maledizione o se qui sia la regola, ma tragicamente mi capita di uscire, cominciare a chiacchierare con persone amichevoli (uomini o donne non fa differenza), di passare una serata divertente, di scambiare con loro i numeri di telefono piuttosto che i contatti facebook, solo per poi cercare invano di rintracciarle. Al telefono o ai messaggi sul celebre social network non risponderanno mai.

“Va be', evidentemente non sono risultata poi così simpatica come credevo...”: pensiero mio e di qualunque mortale si ritrovi in una situazione simile.

E invece no! Perché poi arriva il giorno in cui incrocio per strada quella stessa persona, nemmeno la vedo, e allora è lei a fermarmi! Mi abbraccia, mi chiede come sto, se non è di fretta magari mi offre anche da bere.

“Ma come mai non mi hai risposto?” chiedo alla fine, felice di essermi sbagliata ma infastidita dal controsenso.

E lì viene fuori di tutto: hanno avuto un mese di lavoro super intenso, è morto un parente, il cellulare è andato perso, sono agenti segreti in missione o semplicemente il “più tardi rispondo” è scivolato via dalla mente.

L'alta percentuale di situazioni simili nel giro di così poco tempo mi ha fortemente colpita.

 

A volte il vero problema è la lingua; o meglio, l'insicurezza riguardo alla lingua.

Mediamente tutti parlano l'Inglese piuttosto bene, ma non ne sono affatto convinti.

In una conversazione di un'ora tu fai cinque errori, loro ne fanno tre, ma il tuo Inglese è ottimo mentre il loro è cattivo. E' straordinario.

“Insicurezza”. Credo che questa sia la parola chiave per comprendere la mente dei Finlandesi. Chissà perché poi... Voglio dire, non mi sorprende affatto che Tolkien si sia ispirato proprio alla loro lingua per creare quella del popolo degli Elfi. Oltre ad essere bellissimi, almeno da sobri hanno uno spiccato senso della dignità, cosa molto poco comune in giro per il mondo al giorno d'oggi.

Facendo un paragone con la tanto diffusa arroganza in Italia mi viene da fare un'ipotesi:

forse, quando si cresce in un posto dove tendenzialmente le cose non funzionano, è molto più semplice crescere convinti di essere qualcuno; viceversa, avendo intorno un ambiente in cui le regole vengono solitamente rispettate e gli ingranaggi non si bloccano in continuazione, si fa spazio la sensazione di non essere o di non fare mai abbastanza.

Sono bellissimi e pazzi, non si può fare a meno di amarli.

Hanno un modo tutto loro di unire una gentilezza straordinaria alla “boscaiolaggine”; il Finlandese che ti tiene la porta e poi sputa per terra è un'immagine ricorrente e, secondo me, davvero significativa.

E poi e poi... quella straordinaria capacità di armonizzare natura e civiltà che a volte sembra quasi un gioco di prestigio: vivere a due passi dal centro, stando però in mezzo alla foresta.

 

Eppure quando provo a spiegar loro che sono partita per la Finlandia perché adoro questo Paese stentano a credermi; ecco tornare in campo l'insicurezza.

E così una sera, seduta da sola al tavolo di un bar, mi sono ritrovata a sovrapporre mentalmente le immagini delle facce perplesse alle espressioni del viso delle persone fin troppo brille che avevo intorno.

“Hanno il paradiso davanti e non lo vedono” ho pensato “In quale girone infernale sono finita?”.

 

Ed eccomi qui; ho realizzato il sogno di molte fan degli HIM: mi sono trasferita in Finlandia, da quasi quattro mesi ormai. Al momento vivo a Tampere, però a breve mi trasferirò a Helsinki.
Quale modo migliore di festeggiare, se non quello di diventare una sorta di corrispondente italiana dell'Heartagram Path?
Certo, dare inizio ad una rubrica non è una passeggiata, tuttavia una spiegazione inerente al titolo della rubrica e – al tempo stesso – la risposta ad una delle domande che più frequentemente mi vengono rivolte dovrebbe essere un buon modo di cominciare.
“Ma allora questi Finlandesi come sono?”.
Finita la luna di miele e cominciato il matrimonio, credo di potermi azzardare a scrivere a questo riguardo, fermo restando il fatto che quello da me esposto, qui come in ogni futuro articolo, è solo il mio punto di vista, di certo non la verità assoluta su un intero popolo, anche perché le verità assolute su interi popoli non esistono.
Io amo i Finlandesi. Ma sono matti, questo va detto.
Non ho mai riscontrato alcuna traccia della fantomatica freddezza comunemente attribuita agli Scandinavi; piuttosto ho notato un grande pudore nell'ambito dei sentimenti. Non ci si scandalizza per la nudità, tanto meno ci si vergogna del proprio passato o della propria famiglia, ma ci si pensa due, tre o forse anche dieci volte prima di sparare parole d'affetto. Ne conseguono dialoghi che in Italia verrebbero considerati surreali.
Esempio concreto:
“Ciao, io sono Jukka. Tu come ti chiami?”
“Io sono Delia, sono italiana ma vivo qui a Tampere. Tu in che zona abiti?”.
“Al momento da nessuna parte, sono appena uscito da un centro di salute mentale”.
Non è che qui si metta tutto in piazza, semplicemente la riservatezza viene applicata ad ambiti diversi da quelli a cui solitamente l'applichiamo noi. Anche se effettivamente negli ultimi tempi in Italia il pudore non è più fashion.
Non vedo cuori gelidi, piuttosto anime fragili circondate da mura alte, a volte troppo alte; alte al punto da far sembrare alcol o droga l'unico modo di farle crollare, tornando a comunicare col mondo esterno.
Ecco, la comunicazione è un problema serio! Non so se io sia afflitta da una sorta personale maledizione o se qui sia la regola, ma tragicamente mi capita di uscire, cominciare a chiacchierare con persone amichevoli (uomini o donne non fa differenza), di passare una serata divertente, di scambiare con loro i numeri di telefono piuttosto che i contatti facebook, solo per poi cercare invano di rintracciarle. Al telefono o ai messaggi sul celebre social network non risponderanno mai.
“Va be', evidentemente non sono risultata poi così simpatica come credevo...”: pensiero mio e di qualunque mortale si ritrovi in una situazione simile.
E invece no! Perché poi arriva il giorno in cui incrocio per strada quella stessa persona, nemmeno la vedo, e allora è lei a fermarmi! Mi abbraccia, mi chiede come sto, se non è di fretta magari mi offre anche da bere.
“Ma come mai non mi hai risposto?” chiedo alla fine, felice di essermi sbagliata ma infastidita dal controsenso.
E lì viene fuori di tutto: hanno avuto un mese di lavoro super intenso, è morto un parente, il cellulare è andato perso, sono agenti segreti in missione o semplicemente il “più tardi rispondo” è scivolato via dalla mente.
L'alta percentuale di situazioni simili nel giro di così poco tempo mi ha fortemente colpita.
A volte il vero problema è la lingua; o meglio, l'insicurezza riguardo alla lingua.
Mediamente tutti parlano l'Inglese piuttosto bene, ma non ne sono affatto convinti.
In una conversazione di un'ora tu fai cinque errori, loro ne fanno tre, ma il tuo Inglese è ottimo mentre il loro è cattivo. E' straordinario.
“Insicurezza”. Credo che questa sia la parola chiave per comprendere la mente dei Finlandesi. Chissà perché poi... Voglio dire, non mi sorprende affatto che Tolkien si sia ispirato proprio alla loro lingua per creare quella del popolo degli Elfi. Oltre ad essere bellissimi, almeno da sobri hanno uno spiccato senso della dignità, cosa molto poco comune in giro per il mondo al giorno d'oggi.
Facendo un paragone con la tanto diffusa arroganza in Italia mi viene da fare un'ipotesi:
forse, quando si cresce in un posto dove tendenzialmente le cose non funzionano, è molto più semplice crescere convinti di essere qualcuno; viceversa, avendo intorno un ambiente in cui le regole vengono solitamente rispettate e gli ingranaggi non si bloccano in continuazione, si fa spazio la sensazione di non essere o di non fare mai abbastanza.
Sono bellissimi e pazzi, non si può fare a meno di amarli.
Hanno un modo tutto loro di unire una gentilezza straordinaria alla “boscaiolaggine”; il Finlandese che ti tiene la porta e poi sputa per terra è un'immagine ricorrente e, secondo me, davvero significativa.
E poi e poi... quella straordinaria capacità di armonizzare natura e civiltà che a volte sembra quasi un gioco di prestigio: vivere a due passi dal centro, stando però in mezzo alla foresta.
Eppure quando provo a spiegar loro che sono partita per la Finlandia perché adoro questo Paese stentano a credermi; ecco tornare in campo l'insicurezza.
E così una sera, seduta da sola al tavolo di un bar, mi sono ritrovata a sovrapporre mentalmente le immagini delle facce perplesse alle espressioni del viso delle persone fin troppo brille che avevo intorno.
“Hanno il paradiso davanti e non lo vedono” ho pensato “In quale girone infernale sono finita?”.

 

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