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Milano 2008: buried live by HIM

Buried Alive By HIM


Apro gli occhi. Guardo la sveglia. Sono le sei del mattino. Del 6 marzo.
Allora è proprio vero che il primo concerto della propria band preferita fa questo effetto. Me lo avevano detto, ma provarlo sulla propria pelle è tutta un’altra cosa. Questo è il giorno che sto aspettando da mesi, probabilmente da quando, quasi due anni fa, il mio primo cd degli HIM, Razorblade Romance, ha incontrato per la primissima volta il mio stereo portatile.
Mi rigiro nel letto e mi costringo a chiudere gli occhi, ma dopo meno di due ore sono già in piedi.
La mia giornata Himmica è appena cominciata.
Accendo il cellulare ed ecco che comincio a ricevere i primi messaggi. Tutti sanno benissimo quanto significhi per me questa giornata. Sono curiosi di sapere come mi sento. Beh, io sono talmente emozionata da capire a stento quello che mi succede intorno. Sono felice, eccitata!
Faccio colazione in fretta mentre i miei coinquilini si divertono a parlare del concerto di questa sera e a spiare le mie reazioni. Io mi limito a sorridere incantata, anche se, probabilmente, non ho ancora realizzato bene la situazione. Non mi sembra vero, questa sera vedrò gli HIM. Deve essere un sogno, non c’è altra spiegazione. Fino a pochi mesi fa, ero appesa ad un filo, non avevo alcuna certezza, nessuno che mi potesse accompagnare e la convinzione che non ce l’avrei mai fatta a realizzare il mio sogno. Perché, si, questo per me è un sogno, un grandissimo sogno. Eppure ci sono riuscita. Devo ringraziare alcune persone per questo.
Vedrò gli HIM in concerto. Non sullo schermo di un televisore o di un computer. Saranno davvero lì, davanti a me. Le note delle loro canzoni riempiranno l’aria che starò respirando. Non ci posso ancora credere.
Mi vesto ed esco di casa. Il mio cellulare squilla di nuovo. E’ un sms della mia migliore amica: “HIM… tra una manciata di ore li vedrai…”. Adesso lei è così lontana e non potremo andare a vedere il concerto insieme come ci eravamo ripromesse di fare. Lei non ascolta gli HIM, eppure ci saremmo andate insieme, se avessimo potuto, perché lei sa quanto questo sia importante per me. Mi viene da sorridere e mi ritornano alla mente i ricordi dei giorni trascorsi tra i banchi di un liceo, passati ad ossessionare le mie amiche parlando di loro, della mia band preferita, gli HIM. Perché anche se nessuno condivideva la mia passione, io continuavo a sostenerli, a dire quanto amassi quei cinque ragazzi finnici. E quante volte mi hanno aiutata ad affrontare dei momenti difficili, quei momenti che capitano a tutti prima o poi. Può sembrare retorica, ma è la verità, ed è per questo motivo che sono loro così affezionata.
Ho tanto desiderato che questo giorno arrivasse. Senza accorgermene sono giunta a destinazione. Da lontano vedo Martina farmi un cenno con la mano. Andremo al concerto insieme e, con noi, ci saranno anche mia sorella Serena e il mio coinquilino Roberto. Per fortuna Martina mi aiuta a distrarmi durante la mattinata e il pomeriggio perchè la mia impazienza diventa sempre più incontenibile. Finalmente i miei coinquilini tornano a casa dall’università. Sono le 4 del pomeriggio, adesso manca davvero pochissimo. Comincio a prepararmi: top, gonna e stivali neri. Trucco, smalto e sono pronta. L’agitazione è alle stelle. Mi aggiro per casa con un sorriso enorme, mentre ormai è arrivata l’ora di partire. Sono le 5 e mezza. Saliamo in macchina. Lasciamo Pavia diretti alla volta dell’Alcatraz. Il viaggio è divertente come non mai, tra “Fear Of The Dark” degli Iron Maiden, colonna sonora di tutto il tragitto, cantata a squarciagola, le doti di navigatrice di mia sorella che, cartina alla mano, guida la nostra piccola ciurma attraverso Milano, gli ingorghi di traffico, le risate, il batticuore che diventa sempre più forte. Ed eccoci arrivati. Sono ormai le 7. Parcheggiamo, giriamo un angolo e…ecco l’Alcatraz. E’ una delle emozioni più forti della mia vita, senza alcuna esagerazione! I cancelli sono stati appena aperti, quindi entriamo subito nel locale e la prima cosa cui penso è che qui mi sento a casa. Questo posto è pieno di persone che condividono la mia passione, il mio amore per questa band assolutamente fantastica! La prima tappa è quella allo stand del merchandise, dove compro subito una bellissima maglietta nera con tanto di Heartagram enorme sul davanti. Poi ci dirigiamo verso il palco. Io e Martina guadagniamo subito una buona posizione, verso la quarta o quinta fila. Sono ormai le 8. Le luci si abbassano. Io assaporo a fondo questo momento, imprimendo tutto a caratteri di fuoco nella mia mente. I Paradise Lost salgono sul palco e sale l’urlo della folla. L’esibizione si apre con la bellissima “The Enemy”, seguita a ruota da “Ash And Debris”, non potevo immaginare un inizio migliore! Siamo scatenati, la band è grandiosa ed esegue tutti i pezzi in modo magistrale, lasciandoci, dopo circa 40 minuti, con la voglia di ascoltare ancora qualche altro pezzo. Ma ormai è arrivato il momento. Passano ancora almeno 20 minuti. Il pubblico scalpita, il mio cuore batte forte. E alla fine le luci si abbassano di nuovo. Per un momento interminabile trattengo il fiato. Nella sala esplodono le note iniziali di “Passion’s Killing Floor” e i ragazzi salgono sul palco. Ville si posiziona davanti al microfono, Linde prende posto alla sua destra, proprio di fronte a me, dietro di lui Burton è alle tastiere, alla sua sinistra ci sono Migè e Gas. Il pubblico è in delirio, io tiro fuori fiato e macchina fotografica e Ville comincia a cantare. Sto davvero ascoltando la sua voce, sono davvero davanti a me, e questo è uno dei giorni più belli della mia vita! Segue “Right Here In My Arms” ed è subito chiaro che sarà un concerto indimenticabile. Ville è decisamente in forma, canta in maniera perfetta, emozionante, coinvolgente! Purtroppo gli urletti di qualche ragazzina assatanata mi impediscono di cogliere al meglio tutto quello che Ville dice tra una canzone e l’altra, sfoderando il suo inglese anche troppo perfetto. L’urlo del pubblico diventa assordante sulle prime note di “Rip Out The Wings Of A Butterfly” per poi trasformarsi in un coro che accompagna Ville per tutta la durata della canzone. Ma è su “Kiss Of Dawn” che, per la prima volta, rischio davvero di mettermi a piangere. Forse è una cosa che noto solo io, ma l’intensità con cui Ville canta questa canzone è incredibile, emozionante, commovente, indimenticabile. “Your Sweet 666” ha un sapore tutto particolare, è stata la canzone con cui mi sono innamorata degli HIM, e non posso fare a meno di cantarla dall’inizio alla fine, mentre nella mia mente riaffiorano i ricordi del primo giorno in cui ho ascoltato questa fantastica band. E poi “Join Me In Death”, un’ altro momento che, lo so, non potrò mai cancellare dalla mia memoria. Adesso, si, gli occhi mi si riempiono di lacrime per tutto quello che questa canzone rappresenta per me. E ancora non posso credere di essere lì ad ascoltarla, di essere lì a percepire tutto il sentimento che Ville mette nel cantarla e che raggiunge anche i luoghi più reconditi della mia anima. Con “Sleepwalking Past Hope” Linde dà prova della sua enorme bravura lasciando tutti a bocca aperta per la sua capacità di dare quasi vita ad una chitarra che suona in maniera a dir poco magistrale. “Soul On Fire” e le canzoni successive rivelano una volta di più quanto la voce di Ville sia oggi assolutamente perfetta, e io sono così felice di constatare come si sia ormai liberato dei fantasmi che nei mesi passati avevano inevitabilmente influenzato anche le sue esibizioni. Ma il tempo passa e, dopo aver espresso il suo amore per la pizza “quattro staZioni”, Ville annuncia l’ultima canzone, dedicata a tutti coloro “who are deeply deeply fallen in love…you’re fucked!”. E su un bellissimo gioco di luci si consuma l’ultimo atto di questo memorabile concerto: un’ altrettanto indimenticabile “Funeral Of Hearts”. Le luci si accendono e mi riportano alla realtà. Il concerto è finito. Un’ultima foto al palco vuoto, poi ci dirigiamo verso le uscite. E adesso la mia mente vaga, per alcuni giorni non potrò pensare ad altro che a questa serata. E, si, una parte del mio cuore rimarrà qui per sempre, ai piedi di un palco in un locale di Milano. Ma a me va benissimo così! Allora posso solo dire "grazie, ragazzi", sapevo che avreste rafforzato ulteriormente la mia passione, ma forse non credevo che l’avreste resa immortale.

 

di Ecate Borelli -

 

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