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Anathema: We're Here Because We're Here



Lo scorso 12 Novembre, noi del The Heartagram Path eravamo a Roma in occasione di uno dei concerti italiani che gli Anathema hanno tenuto in Italia in quel periodo. Grazie alla disponibilità e alla gentiliezza del management, abbiamo avuto la possibilità di intervistare Vincent Cavanagh, cantante degli Anathema che, disponibile e cordiale, ha risposto a qualche nostra domanda. Inoltre, come avete già potuto notare, abbiamo avuto l'occasione di scattare qualche foto grazie all'accredito fotografico che ci hanno concesso.

Che altro dire? Speriamo che l'intervista sia di vostro gradimento, abbiamo anche fatto qualche domanda riguardo la cllaborazione con Ville. E per chiunque non li abbia mai visti live, vi consigliamo caldamente di andare quando ne avrete l'occasione, è una di quelle band che live rendono il doppio, sono due ore e mezza di pure energia, bravura e grande umiltà. I fans degli Anathema sono splendidi, così come tutti i componenti della band! Meritano davvero!


THP:
Com’è nata la band e perchè il nome Anathema?
Vincent: Wow! Beh….Hai presente quando le persone si trovano semplicemente a nascere in determinate circostanze senza realmente averne il controllo? E’ stato così.
THP: Quindi… sei nato poeta?
Vincent: Diciamo di sì. Penso che le altre persone se ne siano rese conto prima di noi. Voglio dire.. le persone, i parenti dicevano “Saranno tutti dei musicisti”. E questo è successo molto prima che imparassimo a suonare. Lo sapevano. Era il modo in cui eravamo ossessionati dalla musica sin da quando avevamo tre anni.
THP: Era davvero il tuo destino.

Vincent: Penso di sì. Ed è una cosa che continua ad evolversi, ora, quindi il destino sta ancora accadendo. Ma se parli di destino, una delle principali ragioni per cui è nata questa band è stata l’amicizia iniziata tra me e John, il nostro batterista, quando avevamo più o meno dieci anni. I miei genitori dovevano decidere se mandarmi a scuola con Danny o con Jamie, il mio fratello gemello. Mi hanno mandato con Jamie, ma quando andai a scuola non ero vicino a lui in nessun modo. Mi misero seduto accanto a John il primo giorno di scuola. Se fossi andato a scuola con Danny non staremmo avendo questa conversazione, perchè la band non sarebbe mai nata. E questo è successo prima che imparassimo a suonare un qualsiasi strumento. E poi, la sorella di John, Lee, è una bravissima cantante. Abbiamo due famiglie: tre fratelli e un fratello e una sorella.
THP: La band è come una grande famiglia.
Vincent: Sì, e questo si estende a qualsiasi persona sul tourbus: la crew, l’autista, tutti. Non tratto nessuno in modo diverso.
THP: E’ davvero carino. In che modo la musica ha plasmato la tua vita?
Vincent: Hmmmm….
THP: O la musica è la tua vita?
Vincent: In che modo la mia vita è stata plasmata dalla musica?
THP: Sì.
Vincent: Interamente. Finora la musica è stata la mia priorità per gran parte della mia vita. Si è intromessa nelle mie relazioni con altre persone, ho perso delle ragazze a causa sua. Ho avuto esperienze positive e negative a causa sua, e continuo ad essere confuso, incantato ed eccitato, e immerso in essa. Non ho mai smesso, non posso davvero. Credo che per me si aprirebbero molte più possibilità quanto più scegliessi di uscirne, quindii questo è un periodo molto eccitante per me, perché sto cercando nuovi modi di fare cose che prima non avrei mai saputo come fare.
THP: Grazie alla musica, allora.
Vincent: Sì. Ma è tutto il processo della composizione, a dire il vero. E’ uno di quei casi in cui io scelgodi essere creativo attraverso la musica, ma nello stesso tempo essa sceglie me. Ora, perché io viva una vita in qualche modo soddisfacente, ho bisogno di far questo, non c’è nient’altro che potrei fare. E se devo stare con qualcuno, questo qualcuno deve capire o deve avere una simile vision della vita. Non deve essere necessariamente la musica, ma in generale qualcosa di creativo, perchè se sei creative sei una persona molto diversa. Le persone ti considerano egoista, perché stai mettendo qualcosa come la musica prima delle persone, e non capiscono, a meno che non siano scultori, registi, poeti o qualcosa del genere. Niente e nessuno può allontanarti da ciò che ti ispira ed è molto difficile capirlo a meno che non provi la stessa cosa.
THP: Durante la vostra impressionante carrier, avete sperimentato diversi generi musicali, quindi…per un artista quanto è importante sperimentare e provare cose nuove?
Vincent: Beh…in realtà posso solo parlare per me… per me è la ragione per cui faccio quello che faccio. L’evoluzione di noi stessi e il modo in cui ci esprimiamo è parte della stessa cosa.
THP: Quindi esprimi te stesso attraverso la musica?
Vincent: Esattamente. Dobbiamo sempre farlo, sai…
THP: Altrimenti non saresti un artista.
Vincent: Sì! Voglio dire, questo limita le possibilità di come vuoi che suoni. Come lo fai dipende semplicemente da chi sei. Alcune persone vogliono una melodia semplice, un ritmo semplice, e va bene. E solitamente questo è ciò che è. Forse testi e melodie semplici. Per me è qualcosa di più:un vero e proprio paesaggio di suoni, l’uso del suono come colonna portante della canzone. E’ una di quelle cose che possono svegliarti da un sogno. Come la notte scorsa, per esempio. E in questi giorni accade sempre più spesso. Due volte, durante questo tour, ho sognato una melodia completa di parole e tutto, mi sono svegliato nella mia cuccetta e ho dovuto registrarla sul mio laptop, quindi non c’è fine a questa evoluzione. Voglio dire, i diversi stili musicali non sempre vengono fuori in modo deliberatamente conscio.
In un certo senso vieni trasportato lungo un certo percorso. Posso essere seduto quasi ipnotizzato da qualcosa che sto facendo con le mani sulla tastiera, o la chitarra. A questo punto entri in una cornice mentale in cui non ti stai più sforzando. E’ subconscio, davvero. A questo punto, è come essere trasportato lungo un fiume. Sei su un fiume, in una barca senza remi e tutto quello che puoi fare è fare del tuop meglio per essene trascinato senza andare a sbattere contro le rocce o gli ostacoli, che sono cose come l’aspettativa, l’opinione pubblica, l’ego (soprattutto, questo è uno degli ostacoli maggiori), i soldi, la celebrità, la fama, qualsiasi cosa. Tutte queste cose non hanno importanza. E a questo punto, se raggiungi la destinazione, e l’idea non è cambiata, allora sai che è giusto. Nient’altro importa. Alla fine, è solo musica.
THP: Se non consideriamo l’acustico “Hindsight” , uscito nel 2008, c’è un divario di 7 anni tra “A natural disaster” e “We’re here because we’re here”. Perché così tanti anni tra questi due album?
Vincent: Per tantissime ragioni, la più importante delle quali è che stavamo gettando le fondamenta per il nostro futuro.
THP: Come… una vostra casa discografica?
Vincent: No, da quell punto di vista siamo già quasi autosufficienti. Al momento distribuiamo il nostro nuovo album. E’ semplicemente il fatto che possiamo anche registrare tutto da soli, sai. Realizzare uno studio richiede molto tempo, richiede molto denaro. Ci sono anche altre ragioni, ma non sono davvero importanti. Cosa è davvero importante ora è che il nostro futuro è assicurato e possiamo tornare al lavoro come al solito, e possiamo registrare ogni uno, due anni.
THP: Parlando del vostro nuovo album, le canzoni sono state scritte per intero prima di entrare in studio o sono state concluse successivamente?
Vincent: Tutte erano state iniziate, ma nessuna finita. Erano tutte a diversi stadi di sviluppo. E’ divertente vedere una canzone evolvere, come è stato per Universal, una fantastica esperienza. Sono stato da solo per quattro giorni e fondamentalmente sono andato avanti plasmando, e plasmando, realizzando questa specie di pre-registrazione dell’album. Nessun altro l’ha sentita. Questa è la cosa buona. Non avevo internet, quindi non potevo inviarla a nessuno. E’ stata una delle migliori esperienze della mia vita. Universal è nata da un’idea di John, io l’ho semplicemente presa sotto la mia ala, plasmata e portata ad essere ciò che era. Ero lì che saltellavo per la casa, non potevo crederci. E’ davvero una delle migliori esperienze che abbia mai avuto in ambito musicale.
THP: E’ la bellezza della musica. Puoi dar forma a un’idea e…
Vincent: ...Vederla prendere vita. Quando sai che va bene, quando sai che è perfetta, quando non vorresti modificare nulla, non c’è niente di meglio. E’ un’esperienza così rivelatoria, così grande, che vorresti solo ripeterla. L’ho ascoltata di seguito almeno dieci volte. Ora non la ascolto più.
THP: Ne hai avuto abbastanza? (ride)
Vincent: No, è solo che sono già pronto per il passo successivo.
THP: Stai già pensando a una nuova canzone.
Vincent: Beh, non mi fermo mai. Penso che la mia mente sia già altrove, a quel punto. Quello che succede dopo è che penso a come suonare quelle canzoni live, a come provarle, a quello che potrei provare, perché ciascuna canzone ha un determinato sentimento.
THP: E vedere gli effetti che hanno sul pubblico.
Vincent: Certo, anche quello.
THP: Da dove arriva l’ispirazione per le canzoni, di solito?
Vincent: Non arriva necessariamente da un posto, quindi…
THP: Da tutte le parti.
Vincent: Non credo neanche sia qualcosa di esterno, penso sia all’interno, a dire il vero. Dentro di te. Voglio dire… è fuori da ogni definizione.
THP: Dall’anima.
Vincent: Anche l’anima è una parola molto usata e spesso non capita, sai. Non lo so, arriva da un posto che non si può definire a parole. E’ oltre, davvero.
THP: Oltre le parole.
Vincent: Sì, è come provare a… No, non puoi farlo, non puoi definirlo. E per farlo, non devi necessariamente suonare pretenzioso..



THP:
Ok, non c’è problema. “We’re Here Because We’re Here” è una frase usata dai soldati della Prima Guerra Mondiale. Cosa ti ha fatto scegliere di usarla come titolo dell’album?
Vincent: Lo spirito di superare le avversità attraverso un legame tra le persone, la fratellanza, un’amicizia molto forte, l’amore, o comunque tu lo voglia chiamare, tra le persone, che è più forte di qualsiasi difficoltà ti trovi ad attraversare e ti aiuta a mantenere il tuo spirito in viaggio…
THP: e ad andare avanti…
Vincent: Sì, è esattamente ciò di cui parla la canzone, e l’album, ed è il motivo di esistere della band.
THP: Wow, è bellissimo, non ci avevo mai pensato. E’ davvero profondo, ne sono colpita.
Vincent: Grazie..
THP: Andando Avanti… I backing vocals di “Angels Walks Among Us” sono stati fatti da Ville Valo. Perchè avete scelto lui? Ci sono piani per future collaborazioni con lui o con altri artisti?
Vincent: Nessun piano, al momento. Ville ama la canzone, ama la band. Gli abbiamo chiesto “vuoi aggiungere qualcosa ai backing vocals?” Lui ha accettato , molto gentilmente ha voluto mantenere l’integrità del testo e la sua natura molto personale, aggiungendo semplicemente una specie di effetto vocale simile a una tastiera in sottofondo, così oscuro, così tranquillo. Ho pensato che fosse veramente ben fatto. Una delle cose che rispetto di Ville è che qui per il cuore, capisci cosa intendo? E’ qui per capire, voglio dire… Uno dei segreti per fare musica è sapere quando non farla…
THP: quando ascoltare…
Vincent: Sì… sapere quando è il momento di star ziti, capito quello intendo? Il sentimento è tutto, in ciò che facciamo, e Ville l’ha capito benissimo, l’ha sempre fatto. Quindi ho il massimo rispetto per lui, per la sua attenzione alla sfera personale e ai sentimenti, e per la sua profondità riguardo alle cose.
THP: Quindi è qualcosa tipo: ascoltare non con le orecchie ma con il cuore?
Vincent: Sì esatto. E’ quello che ha fatto. Ed è stato facile lavorare con lui perchè ha registrato tutto a casa, nel suo studio, e ci ha mandato il file.
THP: Davvero?
Vincent: Sì e “Ok ragazzi” ha detto “ ascoltate, potete farci quello che volete. Mi sono semplicemente divertito a farla e mi è davvero piaciuta, quindi… listen, you can do with it what you will…” Non ha chiesto nulla. E’ una persona fantastica.
THP: Parliamo dei live. Quanto sono important per voi? Cosa ti piace di più: essere sul palco o in studio?
Vincent: Beh, devo dirlo. In studio
THP: In studio, perchè?
Vincent: Per le esperienze che ho con le canzone come Universal e cose così. Non c’è niente di meglio. Ma è completamente diverso, sai . Butti fuori la vita e la rivivi in quella canzone e in come ti fa sentire. E’ un’esperienza diversa.
THP: Due diversi tipi.
Vincent: Sì, davvero. Come cantante, ho l’opportunità di vivere attraverso i testi e , sebbene non sia sempre una delle esperienze più piacevoli, perché l’argomento non è … diciamo… il più divertente degli argomenti. Ma nonostante questo è un’esperienza davvero intensa ed è qualcosa che devo affrontare fisicamente, uno stato d’animo in cui devo mettermi . Può andare in due modi: il 95-96% delle volte è un’esperienza positiva per me, ma a volte è terribile.
THP: Terribile?
Vincent: Sì, perchè sono già in quello stato d’animo e se qualcosa va male non reagisco sempre nel modo migliore. Ma ce la posso fare. Ma la maggior parte delle volte è incredibile… è mescolarsi alla musica. E poi c’è il fatto che vivi direttamente il significato della canzone, e posso testare le capacità fisiche della mia voce e cosa posso fare, suonando live. E’ diverso, in studio, c’è maggiore concentrazione. Live, c’è un po’ più di libertà e più tempo per provare cose diverse, allungare le note o provarne di diverse…
THP: Metterti alla prova…
Vincent: Sì, diverse velocità, livelli di intensità, cose diverse. Mi piace.
THP: Sì, è bello
Vincent:
THP: Com’è il tuo rapporto con i fan?
Vincent: E’ buono. Se ne incontro qualcuno, non parlo con loro in modo diverso da come faccio con le alter persone, sai… parlare con te ora è la stessa cosa di quando parlo con alter persone, uguale
THP: E’ lo stesso.
Vincent: Sì . Sono ancora una persona abbastanza schiva, sai. La mia vita privata è la mia vita privata. Non mi piace mescolarle, come facevo prima, ma questo è solo perché mi prendo cura di me in tour.
THP: Indubbiamente si cambia, magari qualche anno fa ti piaceva andare alle feste...
Vincent: Sì. (ride) Sono stato a qualche festa in cui c’eri anche tu?
THP: No, no, stavo solo scherzando!
Vincent: No, voglio dire… La cosa frustrante dell’essere in tour è quando non riesci a far bene il tuo lavoro, che è il motive per cui sei lì. Devi cantare un’ora e mezza ogni sera e questo già di per sé ha effetti sulla mia voce, sai.
THP: Quindi, la tua festa è il concerto.
Vincent: Sì, è l’unico modo. E dopo, semplicemente seno, visto che prima del concerto non riesco a mangiare nulla, quindi ceno…
THP: dopo il concerto…
Vincent: Sì, e dopo vado a dormire
THP: E questo è quanto.
Vincent: Questa è la mia fottuta vita, sì (ride). Ma sai cosa c’è? Preferisco così, perchè per anni per quasi tutto il tempo che ero in tour era l’esatto contrario. Ora almeno so che posso svegliarmi ogni mattina sapendo di far bene il mio lavoro.
THP: Quindi puoi rilassarti…
Vincent: E’ vero. Puoi festeggiare un paio di volte, ma per la prima volta nella mia vita, questo non mi manca. Quello che non vedo l’ora di fare è arrivare a casa, uscire e bere una bottiglia di champagne con la mia ragazza, capito quello che intendo? Semplicemente festeggiare il fatto di essere a casa e di aver finito il tour.
THP: Festeggiare con la famiglia e gli amici.
Vincent: Esatto. E’ lei la mia famiglia, ora… ovviamente la mia famiglia allargata è la band. Non sono molto in contatto con la famiglia in cui sono nato.
THP: Passi più tempo con la band.
Vincent: Sì, è quello che ho fatto per tutta la vita. Mi piacciono ancora, sai, sono persone piacevoli, ma non li vedo molto spesso. Voglio dire, io vivo a Parigi, attualmente, e loro sono tutti a Edimburgo, quindi…
THP: Non vi vedete molto spesso.
Vincent: Ci siamo visti abbastanza (ride)
THP: (ride) e questo basta!
Vincent: Sì sì.
THP: Va bene così
Vincent: Sì, va bene
THP: Ok. Per concludere, c’è qualcosa che vorresti dire ai tuoi fan?
Vincent: Qualcosa che vorrei dire ai miei fan…
THP: Sì.
Vincent: Uhm… Cosa diavolo dovrei…? Non lo so. Beh, potrei dire: ascoltate il second album di Petter Carlsen. Si chiama “Clocks don’t count “ e uscirà presto, entro la fine dell’anno, credo. Sta suonando proprio adesso. E’ una persona fantastica, e un bravissimo cantante. E’ parte della mia famiglia ora, è come un altro fratello.
THP: Ok, me lo ricorderò
Vincent: Sì. Non so… ci vediamo.
THP: Presto, spero.

 

Commenti   

#2 lovehim 2010-12-13 16:02
Loro sono splendidi.... lui è splendido... è stato davvero carino, gentile e disponibile!
E' bello vedere che dopo tutti questi anni di carriera, un artista come lui sappia mettersi alla pari con i fans, cercando di rispondere alle domande poste, nella maniera meno ovvia possibile *_*
#1 Poisoned_Tear 2010-12-13 03:14
E' un uomo davvero molto molto profondo.
Un artista che stimo tantissimo, fa dei ragionamenti ammirevoli!
Bellissima intervista!*__*

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