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Deep Shadows and Brilliant Highlights- Emanuele Biani



‘DEEP SHADOWS AND BRILLIANT HIGHLIGHTS’

(BMG)

Per chi scrive da diversi anni su una rivista specializzata, ed ha solo minimamente curiosato nel multiforme microcosmo del music business, la definizione di fan va fisiologicamente stretta. Anzi, a pensarci bene, fa decisamente sorridere. E’ una mutazione travagliata, centellinata da decine d’interviste profonde come un guscio di noce e migliaia di compromessi con i più micragnosi mestieranti dell’arte di vendere musica. In un primo periodo ci si sente quasi ridicoli, poi, d’un tratto, tutte le incrollabili convinzioni sull’intoccabilità delle rockstar si sfaldano come un castello di sabbia alle prese con l’alta marea. Tuttavia, anche nell’aridità della disillusione, e nel signorile distacco da un mondo per certi versi ridicolo, esistono delle eccezioni, ancor più meravigliose perché uniche ed irripetibili. Per chi scrive l’eccezione si chiama HIM. Una band (o meglio un uomo, il fulgido leader Ville Valo) a cui non saprei mai relazionarmi con l’obiettività del critico imparziale, una splendida realtà a cui mi abbandono volentieri con l’incontenibile trasporto di un fan. Per questa ragione, non voglio illudere i detrattori della band che quest’album riuscirà a cambiare la loro rispettabile opinione. Sono anzi convinto che ‘Deep...’ scaverà una voragine incolmabile con il pubblico che magari trascorre la propria vita malmenandosi le meningi con i riff dei Meshuggah, lanciando non più di un’occhiata timida alla ragazza dei propri sogni. ‘Deep...’ segna infatti il passo definitivo e trionfale degli HIM nella corrente principale del rock internazionale, quel mainstream che tanti puristi si sono sempre affrettati a demonizzare, in nome di una miopia metallica paragonabile a quella di una talpa con la cataratta. Nel suo terzo album Ville Valo ha irreparabilmente trasfigurato la propria creatura intorno all’urgenza, alla necessità fisica di esprimere ciò che, fin dall’esordio del 1998, costituisce la principale fonte d’ispirazione della band: l’universalità del sentimento chiamato amore. Musicalmente parlando, questo definitivo mutamento di pelle si è sviluppato attraverso un’abiura pressoché totale delle scorie hard rock e gothic metal che ancora caratterizzavano il precedente, magnifico ‘Razorblade Romance’. In tal senso, abbiamo ancora a che fare con un impatto energico e frizzante, ma che viene sapientemente canalizzato ad esclusivo beneficio di melodie dalla fruibilità immediata e dall’intensità memorabile. La sensazione più istintiva è quella di un talento smisurato messo al servizio della semplicità, ma, ad un ascolto più approfondito, queste dieci canzoni scintillanti e levigate rivelano un’anima più complessa e sfaccettata, costituita da un gusto per gli arrangiamenti in grado di competere con i giganti del pop mondiale (eccellente il lavoro di tastiere ed archi), e da una prestazione strumentale emozionale e coinvolgente, lanciata nella stratosfera dalla produzione rotonda ed asciutta dell’esperto Kevin Shirley (Rush, Dream Theater e Iron Maiden, tra gli altri). Poco più di un anno fa, ricordo di avere chiuso frettolosamente la recensione di ‘Razorblade...’, desideroso di dedicarmi al suo ennesimo ascolto. Questa volta posso congedarmi con tutta la calma del mondo: ‘Deep Shadows And Brilliant Highlights’ scorre già nelle mie vene. (Emanuele Biani)

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