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Love Metal - Emanuele Biani


‘LOVE METAL’

(BMG)
Per qualche strano meccanismo mentale, quando si è diversi dagli altri non si presta molta attenzione ad apparire più bravi della norma. Pare che nemmeno Ville Valo, ispiratore delle vellutate visioni gotiche degli HIM, sia granché attratto dalla definizione di Genio del Pentagramma, se non altro per due ragioni fondamentali: è inutile mostrarsi speciali quando si è già unici, e non è necessario sembrare complicati quando la propria attitudine è semplice. Da oltre un lustro, la grandezza di questa band risiede nell’interpretazione della musica in un contesto puramente sentimentale, come se le canzoni degli HIM fossero un’estensione vivente delle molteplici emozioni legate all’amore. Nonostante ciò, l’attesa del nuovo album è stata accompagnata, forse per la prima volta, da precise aspettative in termini d’indurimento del sound, un sostanziale ritorno al cosiddetto ‘Love Metal’ (peraltro millantato dal titolo) che aveva segnato gli esordi del quintetto finlandese. In quest’ambito, gli estimatori della prima ora saranno felici di sapere che alcuni brani evidenziano un piglio più ritmato e aggressivo rispetto al recente passato (ascoltate i chiaroscuri di ‘Soul On Fire’ e il dinamismo punk di ‘Buried Alive By Love’), ma è comunque chiaro che la band non si è limitata ad un patetico recupero delle influenze metal d’inizio carriera. Anziché perdersi in nostalgiche citazioni dei Type O Negative, gli HIM hanno lasciato che l’ibrido gothic/glam/pop del fondamentale ‘Razorblade Romance’ sviluppasse una mappa genetica definitiva, evolvendosi liberamente tra la soave magnificenza della ballata ‘The Funeral Of Hearts’ ed il sensuale mid-tempo di ‘Sweet Redemption’. Indipendentemente dal fatto che un disco possa piacere o meno, esistono tre reazioni basilari che seguono il suo ascolto: lo stupore, l’indifferenza e la perplessità. Il multiforme patchwork confezionato da Ville Valo, in quest’occasione precisamente bilanciato tra la libertà espressiva dei brani lenti e la ricerca artistica delle soluzioni d’impatto, rappresenta l’esempio perfetto di un album che, pur senza rivoluzionare lo stile della band, può generare solo i prevedibili dubbi dei detrattori abituali. Esattamente come tutti i capolavori. (Emanuele Biani)

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