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Venus Doom - Emanuele Biani

Categoria principale: HIM
Creato Mercoledì, 11 Maggio 2011 21:04
Ultima modifica il Mercoledì, 29 Maggio 2013 19:22
Pubblicato Mercoledì, 11 Maggio 2011 21:02
Scritto da Alessia
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‘VENUS DOOM’
(SIRE/WARNER)
Ci sono band che riescono a far coincidere gli album migliori della propria carriera in diverse fasi temporali, costellando il proprio percorso artistico di apici qualitativi che fissano indelebilmente i tratti essenziali di un’evoluzione stilistica. Poi ci sono gruppi che per unicità di suono ed attitudine incarnano lo stesso concetto di stile e dispongono di una sola chance per raggiungere il loro zenit, a volte rischiando di diventare uno statico esempio da imitare o peggio ancora uno stereotipo vivente. Neppure il più sviscerato affetto nei confronti degli HIM mi induce ad identificarli nella prima categoria, se non altro dall’epoca di ‘Greatest Lovesongs Vol. 666’ e ‘Razorblade Romance’, che tuttora testimonia una vetta d’ispirazione ed urgenza espressiva ineguagliata anche dai due dischi successivi, che possono considerarsi come il perfezionamento formale di uno stato di grazia irripetibile. In questo senso il precedente ‘Dark Light’, non a torto ritenuto l’anello debole di una catena fino ad allora salda e scintillante, per la band può essere visto come un tentativo riuscito a metà di svincolarsi dalla scomoda ombra del suo stesso passato, grazie a sonorità dal respiro più internazionale e melodie debitrici di un certo pop rock statunitense, a dire il vero assimilate in maniera non sempre impeccabile. ‘Venus Doom’ si affida nuovamente alle mani esperte del produttore Tim Palmer, che in questa occasione non ripete l’errore di frenare l’irruenza strumentale del gruppo, ma anzi ne incrementa l’amplificazione in studio, consegnando nelle pallide mani di Ville Valo il primo album dal sound autenticamente metal dai tempi del lontano debutto. Il leader degli HIM non si lascia quindi sfuggire l’opportunità di comporre brani piuttosto lunghi ed articolati rispetto agli standard passati, i cui riff portanti evocano persino reminescenze NWOBHM (‘Dead Lover’s Lane’) e l’insospettabile ascendente dei Metallica anni ‘90 (‘Passion’s Killing Floor’). Il tutto viene ovviamente stemperato a livello armonico dalla vena passionale ed un tantino melodrammatica di un Valo insolitamente gigione ed eclettico, che sguazza senza ritegno nelle plumbee divagazioni Sabbathiane della composizioni più estese (la title track, il singolo ‘Kiss Of Dawn’ e la maratona di ‘Sleepwalking Last Hope’), alternando lugubri vocalizzi baritonali e furbeschi singhiozzi strappalacrime. In tutta onestà scarseggiano gli episodi di livello assoluto, tanto in un’ottica artistica quanto in prospettiva commerciale, ma è altrettanto vero che le cadute di tono del disco precedente vengono evitate con la classe esecutiva di una band che non ha più nulla da dimostrare. Forse per gli HIM è tramontata per sempre l’era del sacro fuoco artistico, ma in un panorama gothic rock sostanzialmente privo di autentici rivali, la qualità discreta e costante di ‘Venus Doom’ può già rappresentare una garanzia per sdoganare la band nel Nuovo Continente. (Emanuele Biani)