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Screamworks: love in theory and practice - Emanuele Biani

Categoria principale: HIM
Creato Mercoledì, 11 Maggio 2011 21:07
Ultima modifica il Mercoledì, 29 Maggio 2013 19:22
Pubblicato Mercoledì, 11 Maggio 2011 21:04
Scritto da Alessia
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‘SCREAMWORKS: LOVE IN THEORY AND PRACTICE’
(SIRE/WARNER)

Credo di non farneticare e spero che nessuno si offenda, quando scrivo che gli HIM si sceglierebbero dei fan diversi, se solo ne avessero facoltà. Un po’ come i 30 Seconds To Mars e le loro sonorità sempre più magniloquenti, che segnerebbero una progressione artistica potenzialmente inarrestabile, se a goderne non fossero in buona parte adolescenti emo altrimenti impegnati con una piastra per capelli. Nei primi giorni di pubblicazione dell’opera più squisitamente pop firmata Ville Valo, invece, mi tornano in mente le ultime esibizioni del gruppo finlandese, dove l’avvicinamento alle prime file sembrava una sconcertante mischia di rugby contro una torma di ragazzine in fregola, mentre dal palco i sorrisetti del cantante tradivano forse più imbarazzo che gratitudine. Insomma, a prescindere dal fatto che una rock band possa intendersi votata a nobili traguardi artistici piuttosto che a biechi fini commerciali, a qualificarla sarà sempre la natura del pubblico pagante, anziché il proprio valore effettivo. In tal senso, la stroncatura dell’ammaliante orecchiabilità di ‘Screamworks’ sarà un lavoretto assai facile per i tanti nerd che, nascosti dietro la foglia di fico dell’anonimato telematico e di una cultura pop ai limiti dell’analfabetismo, ancora giudicano la qualità di un album in base al volume delle chitarre. Infischiandosene dei pregiudizi, la settima prova in studio degli HIM realizza l’auspicato punto di svolta dopo la doppia sbandata di ‘Dark Light’ e ‘Venus Doom’, album con velleità compositive a tratti troppo ambiziose per un gruppo europeo che mira al mercato americano rinunciando deliberatamente alle proprie caratteristiche più commerciali. ‘Screamworks’ suona invece come un ‘Razorblade Romance’ ricoperto di delizioso zucchero caramellato, un disco posseduto da un’anima pop tanto spudorata quanto seducente e valorizzato nel suo insieme dalla produzione rotonda e frizzante di Matt Squire, che riporta sistematicamente il sound sul terreno più congeniale del rock a tuttotondo. Ogni brano resta contenuto entro i limiti dei quattro minuti e talvolta non può nemmeno fregiarsi dell’onore di un assolo, tuttavia la scrittura di Valo rivaleggia in fantasia e vivacità coi primi due capisaldi della band, dimostrando come la vittoria nella battaglia contro l’alcolismo abbia recato in dote il sospirato ritorno alla migliore ispirazione. Personalmente detesto la citazione dei singoli brani in una recensione, tanto più al cospetto di un’opera vertiginosamente omogenea nella sua qualità, eppure nell’epoca frenetica del download selvaggio, ascoltare le strepitose dinamiche di ‘In Venere Veritas’, gli arrangiamenti sontuosi di ‘Love The Hardest Way’ e gli incanti melodici di ‘Acoustic Funeral’ si rivelerà un esperienza eccitante per i fan più superficiali ed appagante per qualsiasi critico obiettivo. Per i collezionisti, va segnalata un’edizione limitata con l’intero album in versione acustica sul secondo cd. (Emanuele Biani)