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Recensione di Tears on tape - Sputnik Music

 

Traduzione a cura di Michela

QUI l'articolo originale

Gli HIM sono una band che non si può esattamente mettere in un angolo, se da una parte sono sempre stati ritenuti troppo leggeri per i puristi del metal, dall'altra sono sempre stati considerati un po' troppo pesanti per le principali radio rock.

Eppure, sin dal loro debutto 16 anni fa, hanno sempre cercato di accontentare entrambe le parti e, se diamo uno sguardo più attento alla loro discografia, certamente troviamo sia le atmosfere leggere, sia quelle più pesanti utilizzate nel corso di questo decennio. Innegabilmente Deep Shadow and Brilliant Highlights è stato il disco più commerciale, che si è valso anche molte critiche da parte dei fans più accaniti. Love Metal,invece, aveva all'interno una struttura molto più imponente e complessa, che ha fatto guadagnare loro una bella fetta di fans. Dark Light e Venus Doom hanno entrambi condiviso la stessa storia su larga scala, soprattutto dopo l'uscita del singolo "Rip Out The Wings Of A Butterfly" raggiungendo il successo nel 2005.


Quindi, dal momento che l'album precedente si orientava su sonorità più familiari, Tears On tape avrebbe dovuto avere un'impronta più pesante, soprattutto dopo la firma con una etichetta più piccola, come la Razor & Tie, che avrebbe permesso loro un più ampio controllo sulla scelta delle canzoni.
Purtroppo, il timore, con tutta probabilità, di un flop commerciale ha spinto gli Him a non tornare sulle sonorità di Venus Doom, optando per un suono più melodico e radiofonico. Hanno cercato di bilanciare riff melodici ad altri più incisivi trasformando Tears On Tape in una rivisitazione di Love Metal con la speranza che potesse piacere a tutti. Sembra che questo tipo di approccio abbia funzionato per alcune canzoni come "Hearts At War" o "No Love", che hanno in sé molta freschezza e potenza, ma alla fine della giornata è chiaro che l'album appaia pigro. Nonostante abbia una durata di 42 minuti, disseminati di ben quattro interludi, lascia all'ascoltatore solo 34 minuti di brani propri non riuscendo ad dimostrare all'ascoltatore quell'esperienza raggiunta nei loro precedenti album.
Tralasciando i due intermezzi "Unleash The Red" e "Kiss The Void", vale la pena approfondire le due canzoni più importanti di Tears On Tape "All Lips Go Blue" and "W.L.S.T.D": entrambe richiamano quelle atmosfere e quel suono che hanno reso Venus Doom probabilmente il loro miglior lavoro. La prima è formata da possenti riff con un timbro vocale davvero solido ed un ritornello contagioso. E poi abbiamo "W.L.S.T.D." (Che sta per Quando l'amore inizia a morire), un vero e proprio tributo a "Cyanide Sun", ma con un suono doom più lento e venato accompagnato da una profonda voce baritonale. Tuttavia, le restanti sette tracce mantengono le stesse formule che li hanno accompagnati per tuta la loro carriera, pesanti intro/ritornelli, strofe morbide, semplici e dolci. Non hanno mai veramente cercato di espandere i propri orizzonti, ma hanno giocato solo con un po' di gigioneria, che lentamente si è trasformata in una sorta di maledizione.
Pertanto se ascoltiamo il loro debutto Greatest Love Songs, Vol. 666, Dark Light o Tears On tape non si può fare a meno di sentire lo stesso approccio con i vari livelli di distorsione. Il frontman Ville Valo non è cambiato nemmeno un po' in 20 anni, e anche la sua voce è sempre la stessa, carismatica e immediatamente riconoscibile. E' difficile allora non chiedersi perché siano disposti a sperimentare. Sì, spesso è difficile staccarsi da quelle cose che ti hanno portato un enorme successo, ma a questo punto c'è un urgente bisogno di rinascita prima di iniziare a fare affidamento solo ed esclusivamente sulle gemme del passato per non perdere i propri fans.
Per concludere, Tears On Tape rimane chiuso fra un EP molto forte e un altro più pigro, rappresentato da canzoni che avrebbero potuto essere sfornate nel sonno.
Anche la coesione con Screamworks manca a causa degli intermezzi. E 'ingannevole perché la band ha dimostrato di saper creare brani di successo come "Sleepwalking Past Hope" di Venus Doom, basandosi sullo stesso format. Nella migliore delle ipotesi, i fans sicuramente gioiranno, anche se l'album non sarà annoverato come il punto culminante della loro carriera fino a questo momento.

 

 

Commenti   

#1 Venomus 2013-04-30 11:02
Da ignorante in materia, quindi pronta a giudicare solo per i miei gusti e ad accettare più o meno in maniera elastica le critiche, mantenendo i commenti in forma privata... Deep Shadow COMMERCIALE è TROPPO!
Spero di aver capito male grazie alla mia ignoranza!

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