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Gothic Magazine - Scansioni e Traduzione in Italiano

 Scansioni e traduzione dal Tedesco all'Inglese di  Plotbunnyhunter del Valo Daily, traduzione dall'Inglese all'Italiano a cura di Delia Tannino (clicca su leggi tutto...)

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Salvare il Male nel Mondo
(Intrevista di Ole Arnth, fotografia di Heiko Laschitzki)
Il 29 Aprile, all'uscita dell'ottavo album in studio degli HIM, Ville Valo e la sua band si lasciano alle spalle un periodo turbolento. Una buona occasione per fare inventario col cantante: una chiacchierata riguardo al passato, presente e futuro di sua maestà infernale.



-Ville, il nuovo album si chiama “Tears on Tape”. Qual è il significato dietro questo titolo?
Quando raccogli le idee per una canzone, non sempre usi un approccio intellettuale. Riguarda più i sentimenti. Quando mi sono cimentato nella scrittura dei testi ho realizzato che riguarda le lacrime che i miei idoli hanno riversato su cassetta, la musica con cui sono cresciuto e le pietre miliari che la musica può porre. Ci sono molti riferimenti in quella canzone, per esempio “Church bell tolls” è un'allusione ai Black Sabbath. Al tempo stesso però si riferisce ad una relazione. Mi piace scrivere canzoni con più significati. Al di là di questo, mi piaceva il titolo e l'ho mostrato ai ragazzi. Breve e semplice da ricordare – molto HIM. Suonava naturale, anche come titolo per l'intero album.

 

-Ed è questo il motivo per cui l'avete saggiamente tradotto in un intero concetto sonoro? Con tutti quei suoni, come se qualcuno mettesse la cassetta in un registratore e alla fine lo fermasse, la musica fra una traccia e l'altra e tutto il resto?
Da un lato abbiamo pensato che fosse divertente. Dall'altro abbiamo davvero registrato quelle parti su cassetta, alla vecchia maniera. In studio abbiamo davvero usato un maxistereo portatile. Al tempo stesso abbiamo registrato l'album in digitale, ovviamente. Ma per me, le cassette rappresentano il tempo in cui sono cresciuto, la musica che ascoltavo e così via.

 

-Quindi sei un nostalgico?

Ovviamente! (Ride) La maggior parte della musica che ascolto è completamente vecchio stile. Sai, i vecchi Sister of Mercy, Type O Negative e Paradise Lost, quel genere di roba. Mi ricorda di quando ero più giovane,. Il primo bacio, il primo amore, ma anche quanto sia importante nella vita evolversi. È anche questo che intendo dire col titolo. Per me la musica è un diario audio. Non ho mai tenuto un diario, ma ascolto la mia vita in singole canzoni.

 

-E oggi i tuoi vecchi idoli sono diventati i tuoi colleghi?

Oh, andiamo, no! Voglio dire, abbiamo girato in tour con i Paradise Lost, i Sister of mercy e gli Anathema. Abbiamo mosso i primi passi in Inghilterra come supporter per i The Mission. Non li chiamerei “colleghi”, sono più degli amici. Lo stesso vale per i Field of the Nephilim. Ci siamo incontrati nel backstage, ci siamo salutati e abbiamo chiacchierato, ma sono sempre un loro grande fan!

-Usi ancora audiocassette, vinili o videocassette?
In realtà ho ancora un registratore, ma non lo uso più così spesso. Come ho detto, ho mixato e registrato l'intro e l'outro dell'album a casa su audiocassetta. Into the Night per esempio ha un'inizio molto “cassettoso”. Come un carro armato che si mette in moto. Abbiamo usato un registratore Grundig degli anni sessanta per quello. Credo che in studio si debba essere come bambini in un negozio di caramelle.
È bello sperimentare, ma devi stare attento a non perdere d'occhio il fatto che debba valere la pena di ascoltare il risultato. Questo è proprio il motivo per cui stavolta siamo voluti tornare a lavorare con Hiili Hiilesmaa e Tim Palmer. Voglio dire, sono entrambi alquanto malati di mente. Sono piuttosto bravi in generi diversi e capiscono la pazzia della nostra band. Ci conosciamo da molto tempo e non c'è stato bisogno di presentazioni, entrare in studio è come tornare a casa.

 

-L'ultimo segno di vita che avete dato è stato XX – Two Decades of Love Metal. Perché vent'anni? Significa che avete iniziato quando ne avevate sedici?

È davvero difficile segnare con esattezza il vero inizio della band. Migé e io avevamo già una band chiamata His Infernal Majesty all'inizio degli anni novanta. Ci sono delle demo di quel periodo che nessuno ancora ha ascoltato. Era all'inicirca il novantuno o novantadue. Quindi vent'anni è piuttosto verosimile. In più mi piace il numero romano XX. È piuttosto divertente che i Rage Against the Machine abbiano appena realizzato un'edizione speciale per i vent'anni dall'uscita del loro primo album e che si chiami nello stesso modo, allo stesso tempo è uscito il disco della band XX, e X dei 69 Eyes. Poi c'è XXX che in america è il simbolo del “non adatto ai minori”, ma questo non ci riguarda, almeno non prima di altri dieci anni (ride).

 

-Pensi che il mondo sarebbe un posto migliore se la gente si amasse di più e facesse sesso di miglior qualità?

Se ci fosse solo amore? Nah. Forse funzionerebbe col sesso. (Ride) Io sono più per il “Salviamo tutto il male nel mondo”. Perché alla fine c'è così tanto da imparare da esso. Penso che il paradiso sulla terra sarebbe un'estrema agonia e sarebbe noioso se ogni tanto non si potessero versare lacrime. Per questo bisogna celebrare anche le lacrime. Altrimenti come potresti apprezzare le cose buone della vita?

 

-Dove vi vedete fra vent'anni?
Beh, è un bel po' di tempo. Adesso ho trentasei anni. Diamone alla band altri dieci. Pensando razionalmente: ci sono pochissime band con membri di più di cinquant'anni. Ci sono pochi Rolling Stones e AC/DC. Un altro punto importante è dove il mercato discografico sia destinato ad arrivare. Se la gente in futuro comprasse meno dischi di oggi, diventerebbe più difficile per le band. Allora tutti farebbero solo tour e nessuno avrebbe più i soldi per andare a vedere i concerti delle band più vecchie.
È una lama a doppio taglio. Di certo mp3 e informazione più veloce hanno i loro lati positivi, ma è anche una questione di qualità. È questione di vedere se la gente preferisca ascoltare in mono su youtube o in stereo come sempre. Tutto quello che possiamo fare e stare a guardare, e fare quello che facciamo sempre. Mi fa veramente arrabbiare. Possiamo solo sperare che l'album venda bene e che molte persone vogliano vederci dal vivo.

-E dove sarà Ville Valo fra vent'anni?

Come ho detto, è un bel po' di tempo. Forse starò seduto su una sedia a dondolo a raccontare storie ai miei figli, sai (con voce flebile) “Ascolta, ai miei tempi...”. Qualcosa del genere forse. Voglio dire, le band non pensano per anni ma per album. Un album compre un periodo di circa tre anni. Non ci sembra che siano passati vent'anni, è più come se fosse trascorso un terzo del tempo. Un altro ritmo. Se la guardo in questo modo, non mi vedo invecchiato. Faccio musica fin quando i sento che sia giusto farlo.

 

-A parte il vostro materiale, avete realizzato cover di altre canzoni di tanto in tanto. Cosa ci trovate nelle cover?

Sai, abbiamo sempre fatto canzoni piuttosto diverse. Solitary Man per esempio è la prima canzone di Johnny Cash che abbia conosciuto. O materiale dei Ramones, che al primo impatto sembrano molto pop e punk, ma nella sostanza sono davvero canzoni tristi. In definitiva, le natura melanconica delle canzoni rende tutto interessante. In un certo senso, ti rende parte della canzone. Quando la suoni ti ci avvicini.

 

-Quindi cosa ne pensi delle cover di alcune vostre canzoni, come Humppasonni (Join Me) degli Eläkeläiset? Io credo che siano davvero divertenti.

Sì, sono molto divertenti. Mi piace anche questo vecchio tocco finlandese, e il testo è piuttosto divertente. Ma davvero, non importa chi faccia le cover. Se qualcuno lo vuole fare, va bene. C'è sempre più di una possibilità nell'approccio a una canzone. È stato così per Wicked Game di Chris Isaak. Un mio amico ha lavorato con lui negli Stati Uniti e un giorno ho ricevuto da lui qualcosa che sembrava un autografo. Diceva: “You played a wicked “Wicked Game”. (Si tratta di un gioco di parole legato al titolo della canzone, “Gioco Perverso”, al fatto che in Inglese “suonare” e “giocare” si traducano con lo stesso verbo e che “wicked” venga usato nel linguaggio comune anche per indicare qualcosa di accattivante, dunque: “Avete suonato/giocato un accattivante “Gioco Perverso””. Ndt) Mi ha reso davvero felice! O Rebel Yell, in cui abbiamo cambiato il verso “Un milione di volte per te” in “Seicentosessantasei volte per te”. In seguito lo stesso Billy Idol l'ha preso in prestito. È stato davvero figo! Alla fine, basta che ci sia il rispetto. Si fotta tutto il resto.

 

-Perché hai cominciato a fare musica?

Oh, sai, ero un solitario. Per me, la musica era un modo di comunicare. Quando fai musica puoi anche farti degli amici. Hai una compagnia con cui girare. Ma non credo mi fosse chiaro. Ho cominciato a far musica a scuola quando avevo sette anni o giù di lì, quindi non ricordo molto bene. Sono dovuto arrivare a diciotto o vent'anni prima di capire di voler diventare un musicista. Succede per fortuna o per coincidenza..

 

-Riesci a pensare a come sarebbe fare un lavoro completamente diverso?

Ci ho già pensato ma: no, davvero no. Forse avrei potuto essere Dio o qualcosa del genere, ma abbiamo già votato più di metà delle nostre vite alla band. Non è una cosa che si possa disfare. Per la cronaca, non vorrei ritrovarmi di nuovo dietro i banchi di scuola.

 

-I tuoi genitori cosa volevano che diventassi?

Oh, i miei genitori mi hanno sempre supportato. Mi hanno dato i miei primi strumenti quando ero piccolo. Quando avevo otto anni, ho cominciato a suonare il basso. Quando ne avevo diciassette abbiamo cominciato col gruppo, e papà mi aiutava con l'affitto. Sì, mi hanno sempre supportato. Ringrazio Dio per questo! (Ride)

-Non è qualcosa di scontato, vero?

Già, è bello. Hanno fatto lo stesso col mio fratello più piccolo. Anche lui ha la vocazione della musica. Semplicemente hanno capito che quando c'è passione per qualcosa non ti vuoi arrendere.

 

-Secondo me, l'album con cui avete sfondato è stato Razorblade Romance...

Sì, era il 1999 quando uscì Join Me. Specialmente in Germania, fu un grande successo. Sì. E all'improvviso sono spuntate fuori un sacco di band finlandesi, band con chitarristi forti (per i ragazzi) e cantanti attraenti (per le ragazze). (Ride)

 

-Come avete vissuto quell'epoca?

Poco dopo di noi i Nightwish sono diventati famosi, ci hanno solo messo un po' si più. Prima di noi ci sono stati gli Stratovarius e i Waltari, i Children of Bodom e gli Amorphis. Noi siamo stati solo quelli più fortunati, col successo e così via. Ma a parte questo, musicalmente non abbiamo molto in comune con i The Rasmus o con i Nightwish. Siccome siamo comparsi noi, la gente ha cominciato ad interessarsi alle “band rock finlandesi”. Subito è diventato uno stereotipo, proprio come le “band pop svedesi”.

 

-Diresti che gli HIM hanno aperto la strada alle altre band finlandesi?

No no, secondo me son stati più che altro gli Hanoi Rocks. Allora eravamo decisamente troppo impegnati per realizzare che qualcosa di più grande stava accadendo. Voglio dire, noi eravamo in studio all'epoca, i The Rasmus erano in studio, allo stesso tempo son venuti fuori i Nightwish. Si trattava più che altro di un gruppo di amici che si godevano i frutti del loro lavoro.

 

-Ora come ora, quando esce un vostro album, i critici sembrano puntare sempre su quanto siate diventati “mainstream”. A voi, ragazzi, interessa quello che dicono?

Prima di tutto, è una cosa buona che facciano delle recensioni. Quello che vuoi è essere notato. (Ride) Ma alla fine, non fai musica per i critici, perché le persone cambiano gusti continuamente. Piuttosto speri di aver fortuna e di poter continuare a girare in tour.

 

-Cosa volete ispirare alle persone?

È difficile da dire. Intendo, non possiamo controllarle, quindi non possiamo dire cosa dovrebbero fare. Possiamo solo controllare noi stessi, quindi direi: vorremmo essere la prima band a portare la pace nel mondo. (Ride) Nah, onestamente... Noi possiamo solo andare avanti, davvero, qualunque cosa accada, e sperare che questo aiuti la gente a crescere.

 

-Al di là della tua musica, c'è stato un periodo in cui molti fan erano preoccupati per la tua salute...

E lo sono ancora. Davvero, è assurdo a quanta gente importi. Intorno al 2006 ero davvero in cattive condizioni. Ma è passato molto tempo. Oggi sono un po' più saggio, si spera. Voglio dire, non puoi fermare tutto. A volte è più difficile, altre è più facile. Quando fai musica di tanto in tanto devi passare il limite. La tua vita non ha la stessa routine di quella di qualcuno che lavora in ufficio.

 

-E oggi come stai?

Sto bene! Voglio dire, siamo tutti super stressati all'interno del gruppo, perché abbiamo appena finito con l'album. Ma è la stessa cosa tutte le volte. Anche noi abbiamo dovuto affrontare delle questioni, il nostro batterista ha avuto problemi con le mani e così via. Così abbiamo fatto una pausa più lunga del solito, non sapevamo se avremmo poi potuto realizzare un nuovo disco e cose del genere. Gli ultimi tre anni sono stati una vera sfida.

 

-Quindi adesso anche il vostro batterista sta bene?

Sì, grazie a Dio! Aveva dolori molto forti alle mani, ed era anche uno stress emotivo per lui. In fin dei conti, suona la batteria da quando aveva cinque anni. E di punto in bianco non puoi farlo più. Super stressante. Così siamo stati lì come spettatori. Abbiamo dovuto vedere cosa fare. Ci sono voluti altri otto mesi. Ma alla fine della giornata la vedo come una sfida. Ci ha dato altri otto mesi per lavorare sulle canzoni. Quando poi si è sentito meglio ci siamo tutti sentiti sollevati nel sapere che lo spettacolo poteva finalmente andare avanti.

 

-Come vedi adesso le sfide degli anni passati?

Be', penso che sia una cosa alla William Blake: “Non sai mai cosa è sufficiente fin quando non sai cosa è più che sufficiente”. Intendo dire, suono in una band; abbiamo avuto la possibilità di girare il mondo; incontriamo un sacco di persone; tutto è molto libero. Puoi andare in giro, fare il matto, qualunque cosa. Per esempio quando siamo stati a New York: c'erano persone a cui piaceva quello che facevamo. È stato fantastico. Tutti si sono ubriacati fino a vomitare, solo per testare i propri limiti. Doveva cambiare, alla fine. Alcuni hanno imparato da questo, altri no. Ho portato avanti quello stile di vita per molto tempo, fin quando non mi sono ripreso.

 

-Quindi hai capito il punto quando è diventato esagerato e hai agito di conseguenza?

Ho dovuto decidere cosa fosse più importante: sballarmi del tutto o fare musica. Alla fine, la musica è la cosa più importante per tutti nella band. Ci sono sempre dei limiti. Per alcuni è più semplice, per me è stato più difficile. Sono rimasto sobrio per quattro anni, e per quattro anni non ho fumato. Adesso fumo di nuovo, ma cerco di fumare meno, anche se è difficile per via dello stress. Bevo birra, ma sono ben lontano dagli estremi a cui ero abituato. Cerco di trovare l'equilibrio per riuscire ancora a godermi i concerti e la musica. Ogni tanto devi dare di matto. Penso che sia importante nella vita di ogni persona. Quando vivi stando perfettamente in riga, la tua vita non diventa necessariamente noiosa, ma credo che sia anche una questione di personalità.

 

-Verrete in tour anche in Germania, col nuovo album?

Prima suoneremo in alcuni festival, poi comincerà il vero è proprio tour, quando l'album uscirà, così che i concerti saranno una specie di festa per l'uscita del disco. Questo è il piano. Ma sì, torneremo sicuramente.

 

-Puoi già rivelarci cosa dovremmo aspettarci dal tour?

Stiamo ancora lavorando sulla scaletta. Vedremo come le persone reagiranno al disco, cosa piacerà a loro e cosa farà sentire bene noi. Per la prima volta dopo un'infinità di tempo, suonerò di nuovo la chitarra acustica con la band. Canzoni come When Love and Death Embrace assumono una specie di vibrazione alla Johnny Cash per via di questo. Piccole cose così, sai. Ma per esempio non abbiamo ancora discusso delle luci. Dopo tutto, non conosciamo ancora tutti i posti in cui suoneremo e cosa possiamo riuscire ad ottenere.

 

-Ci sarà un'edizione in audiocassetta? Il titolo in qualche modo sembra richiederlo.

Lo spero, sì. Ma la casa discografica ha un'opinione diversa. Alla fine, non c'è un gran mercato per un prodotto del genere. Come ho detto, musicalmente, l'album è più una specie di inchino e un ringraziamento nei confronti di chi ci ha influenzato in passato. Si chiama Lacrime su Cassetta, ma uscirà su CD.

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