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Tears On Tape - recensione di De La Culture

Traduzione italiana a cura di Margherita dell'articolo di De La Culture

QUI l'articolo originale a cura di Jean-Sébastien Gino-Antomarchi

Tears on Tape degli HIM, un superbo mix dolce amaro (track by track)

E' oggi in uscita l'ultimo album degli HIM, "Tears On Tape". Una piccola gemma dolce-amara firmata dal quintetto goth di Helsinki. E' un album che ha bisogno di essere ascoltato più volte perché se ne capisca e se ne apprezzi la perfezione. E' preferibile prenderlo in vinile per ritrovare quel sapore un po' retro' di suono analogico. Non si può inoltre dire che assomigli ai precedenti lavori dei finlandesi, e meglio così.
Il titolo si riferisce alle "lacrime che i nostri eroi, Ozzy Osborne e Robert Plant, hanno versato sul nastro, dando vita a quelle opere che hanno permesso a noi oggi di andare avanti ogni giorno. E' il potere taumaturgico dell'hard rock". Ecco cosa significa "Tears On Tape" per Ville Valo, il longilineo cantante e principale compositore della band.


La musica si fa pesante e ruvida, una specie di incontro tra Kyuss ed Electric Wizard, con i riff alla Black Sabbath. Ville, invece, sussurra come un tale Roy Orbison, accompagnato dalla sua chitarra acustica. Come da loro abitudine, gli HIM riescono a combinare un mix perfetto di amore e malinconia. E se questo può rassicurarvi, vi basti sapere che la produzione è stata affidata a Hilii Hiilesmaa, il capomastro dei Finnvoxx studio (The 69 Eyes, Moonspell, Amorphis) e il mixaggio è stato curato da Tim Palmer (Robert Plant, Ozzy Osborne, Pearl Jam, U2, The Cure), artefice dei suoni di “Dark Light”, il primo album finlandese a diventare disco d'oro negli Stati Uniti. “Tears On Tape” è anche il primo album degli HIM a contenere tracce puramente strumentali.
Unleash the red: la vera prima intro su un album targato HIM. Il rumore di una cassetta che entra nel walkman, immagine perfetta per il titolo dell'album. Una musica che rende omaggio a quella dei vecchi film di Carpenter o Dario Argento.

All lips go blue: il suono si fa doom, il ritmo rallenta. Il riff principale evoca il gruppo di Lee Dorrian, i Cathedral. E Ville Valo pone le sue parole come un memento mori. E' una delle tracce più accattivanti di tutto l'album.

Love without tears: questo titolo è una sintesi tra due precedenti incarnazioni del suono: quello degli HIM dell'era “Love Metal” e quello dell'abum di Roy Orbison “Mystery Girl”. Le relazioni si fanno complesse e Ville si affida alla sua musa: “Love without tears, go on and prove me wrong.”
I will be the end of you: certamente il pezzo più stoner nello stile dei Kyuss. Un esperimento selvaggio attorno a un riff. E il testo, è una conversazione con l'amore, che minaccia il cantante dicendogli: «I will be the end of you». Un lutto perpetuo.
Tears on tape: il suono del nastro che sfrigola, poi una vera e propria ballata che parte. La melodia delle tastiere, completata dalla chitarra, impreziosisce una canzone che rende omaggio alle “lacrime” degli eroi della band. L'ago del tatuatore di testi ricorda la punta di diamante che legge il vinile in questa ode all'amore.
Into the night: un riff molto punk, tra i Kinks, Iggy Pop e Turbonegro. L'energia del punk si scontra con un Valo che sussurra come in una versione velocizzata del rock anni 50'. I due aspetti si equilibrano alla perfezione e l'insieme regge che è una meraviglia.
Hearts at war: ancora una canzone molto baudleriana. A mio modesto parere uno dei pezzi migliori, con una bellissima struttura e dei ponti molto ben legati. «Hearts at war, for think of love and There’s no escaping».
Trapped in autumn: è un interludio, come FX sull'album Vol. 4 dei Black Sabbath. Un respiro strumentale, fatto dai rumori della folla, dal piano e dai sintetizzatori.
No love: una canzone macho in un certo senso, sul fatto dell'essere insaziabili in amore. Un pezzo che avrebbe potuto essere perfetto in apertura dell'album. Un titolo sbattuto in faccia, che mostra come Valo affronti la morte dell'amore. Ancora una bella struttura, con dei passaggi in mid-tempo prima di tornare al ritmo veloce.
Drawn and quartered: questa traccia è un po' differente dalle altre, con un inizio molto folk e la sua chitarra acustica. Una piccola poesia che ricorda Edgar Allan Poe. Una tinta che ricorda l'album “Dark Light”, ma con un tocco in più.
Lucifer’s Chorale: un altro interludio, con un buon riff. E' una specie di outro di “Drawn And Quartered”. E' la classica dedica hard rock al dio cornuto.
WLSTD: When Love Starts To Die è una traccia con un cantato denso, che ricorda Peter Steele dei Type O Negative. Le tastiere e la chitarra pesante ne sono ulteriore conferma. Fa pensare anche ai Black Sabbath e agli stessi HIM degli esordi con “Greatest Lovesongs Vol.666”. «When love starts to die, It begins with a kiss, Violently soothing and warm».
Kiss the Void: seconda faccia di WLSTD, ne è l'outro. Un finale improvviso, repentino, come se qualcuno avesse schiacciato il bottone eject del mangianastri.

Un album con un universo proprio, un miscuglio dolce amaro sull'amore e sulla morte, eterno cavallo di battaglia della band. Ma gli HIM lo fanno così bene che è un peccato non lasciarsene sopraffare. Una vera piccola preziosa raccolta di poesie dal fascino vellutato. Un must per gli amanti dell'hard rock, della new wave, di Baudelaire e di Poe.

Jean-Sébastien Gino-Antomarchi

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