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Tears On Tape - recensione di Emanuele Biani

HIM – TEARS ON TAPE

Ci sono due modi di perdere qualcosa che si ama. Il primo è lasciarla andare via per sempre, il secondo è tenerla al proprio fianco e guardarla cambiare fino a diventare irriconoscibile. Molti fans degli HIM probabilmente hanno provato il timore di vivere entrambe le situazioni, prima attraverso la discussa trilogia dei cosiddetti album americani, che hanno trasfigurato – non sempre per il meglio – il sound di una band che fino a 'Love Metal' era stata quasi perfetta, poi lungo quasi tre anni di sostanziale oblio artistico a 360°, solo parzialmente giustificabile dai problemi di salute del batterista Gas Lipstick. In questo senso, il nuovo 'Tears On Tape' era atteso come un colpo di coda fondamentale per la carriera di Ville Valo e soci, una resurrezione creativa che risollevasse sul trono del gothic rock romantico i legittimi sovrani dei nostri tempi. A mio modesto avviso il miracolo si è compiuto a metà, ma non perché la qualità dell'album sia altalenante o discontinua, quanto piuttosto per il netto stacco d'ispirazione che si avverte tra le prime sette canzoni e l'ipotetica seconda facciata del vinile, dove la presenza di ben tre interludi su sei tracce finisce per rallentare irrimediabilmente l'intensità del disco. Tra questi episodi conclusivi, inoltre, solo 'WLSTD' può definirsi memorabile – una sorta di 'WLADE' condannata al purgatorio di 'Venus Doom' – mentre 'No Love' è un pezzo bello tosto che inciampa nei suoi stop'n'go sconclusionati e 'Drawn & Quartered' un lento passionale ma davvero rovinato dal falsetto infinito di un Valo ben lontano dalle sue migliori interpretazioni. Detto dei difetti, credo sia giusto parlare dei pregi, che fortunatamente non sono pochi. Se infatti 'All Lips Go Blue' è un discreto esercizio pop rock che non taglia definitivamente il cordone ombelicale dal controverso 'Screamworks', nei successivi cinque brani gli HIM calano un poker d'assi che fa saltare il banco delle più rosee aspettative. Il marchio di fabbrica del gruppo finlandese torna a splendere sulle note di 'Love Without Tears' e 'Hearts At War', così simili nel fondere ritornelli strappalacrime ad un impatto strumentale grintoso, e soprattutto in coincidenza della languida – ma mai stucchevole – title track e dell'autentico capolavoro dell'album, il secondo singolo 'Into The Night'. Una composizione variegata e dagli strepitosi arrangiamenti, ricca di spunti melodici e variazioni ritmiche, tra chitarre acustiche ed elettriche che s'intrecciano ed una linea vocale finalmente decisiva nel recupero delle ingenue atmosfere anni '80 tanto care al leader incontrastato della band. Forse 'Tears On Tape' non è un viaggio che si muove sempre su coordinate precisissime, ma di sicuro non è nemmeno un lavoro nostalgico che rinnega il recente passato per rinverdire i fasti di un periodo oggettivamente irripetibile. Solo il tempo può dirci se la coerenza di questo percorso artistico sarà infine premiata. (Emanuele Biani)

Commenti   

#1 vero75 2013-05-11 16:40
e' sempre un piacere leggerti... Sei un estimatore da anni degli Him, quindi le tue recensioni sono assolutamente fondate non su impressoni a caldo ma da anni di esperienze e di concerti dal vivo... L'importante per noi è sapere che anche se ci sono tratti indefiniti... Gli Him continuano ad andare avanti... Per la loro strada comunque sia... :-)

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