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Tears On Tape - articolo della tedesca Wiskey-Soda.de

Traduzione italiana a cura di Margherita

Articolo scritto da Valentin Erning per Wiskey-Soda.de

HIM- Un amore letale lungo una vita

Quasi due decenni fa, una giovane band finlandese vendette l'anima al diavolo, in onore del quale si appose come moniker il sigillo di His Infernal Majesty - in breve - HIM. Da quel momento, il quintetto di strada ne ha fatta, ma nel cuore è rimasto fedele a quel patto infernale, per il quale canta e registra le sue caratteristiche note agrodolci e intrighi d'amore, morte e disperazione. C'era una volta “When Love And Death Embrace”, poi venne “The Funeral Of Hearts” e oggi tocca all'urlo d'amore di “I Will Be The End Of You”. I pionieri del filone oscuro del Love Metal sono tornati con il nuovo lavoro, dal titolo “Tears On Tape”. Poco prima dell'uscita dell'album, la band ha trascorso un breve periodo in terra tedesca, e tra un impegno e l'altro, siamo riusciti a incontrare il cantante Ville Valo per una rilassata intervista a Colonia.

E' già primavera inoltrata, quando ci sediamo con Ville davanti all'ampia finestra del balcone della sua camera d'albergo. Il cielo è azzurro, mentre il vento caldo, soffiando, porta con sé una fragrante aria estiva cittadina. In realtà, questo scenario contrasta con gli HIM e la loro musica, esattamente come lo splendido umore di Ville ha poco a che vedere con il suo tetro abbigliamento. Gli HIM sono tornati a esibirsi dal vivo dopo molto tempo. Arrivati per fermarsi giusto un attimo a Berlino, sono poi partiti alla volta del Gloria-Theater di Colonia per calcare il palco. Ville sembra di buon umore, canticchia tra una domanda e l'altra, allegro e felice. “E' passato un po' di tempo da quando siamo stati in tour– quindi ora siamo ovviamente molto eccitati. Questo è solo un assaggio di tour qui in Germania ... poi saremo a Londra Venerdì...”


Ma molti fans non si sono mostrati troppo contenti. Ci sono voluti pochi minuti perché i biglietti delle date della band andassero completamente esauriti. Non c'è da stupirsene, sono trascorsi tre anni dal loro ultimo album “Screamworks: Love In Theory And Practice”, il cui tour era stato distribuito con parsimonia – quindi la sete degli HIMsters tedeschi non sarebbe stata facilmente placata da soli due spettacoli in club dalla capacità decisamente non molto ampia. Era chiaro che molti sarebbero rimasti senza biglietto a chiedere tristi e frustrati di aggiungere altre date. Ville, tuttavia, si domanda senza perdere la pazienza: “Perché diavolo si lamentano se veniamo qui a suonare? Facciamo del nostro meglio affinché tutti possano vederci. Inoltre, vorrei ricordare che non tutto dipende da noi. L'etichetta, per esempio, non era favorevole che noi portassimo a termine questo piccolo tour qui. Ma noi lo volevamo. Soprattutto per i nostri fan più fedeli, che ci sono stati fin dall'inizio”. In effetti, gli spettacoli nei club erano in verità dei release parties, eventi eccezionali, solo per promuovere e celebrare la pubblicazione dell'album. Come la stessa band ha spiegato: “Volevamo uno show intimo e contenuto. Un'occasione unica. Non sappiamo da adesso come verrà accolto il nuovo album. Più in là, in autunno, allora probabilmente ci sarà un vero e proprio tour in locali più grandi. Ma per il momento ci va bene anche così. In verità, il nostro album è uscito un po' in ritardo, la primavera è quasi finita e la stagione dei festival è alle porte. Così, per ora, un solo show a Berlino e uno a Colonia. A Londra Venerdì. Poi si va in America – dove ci esibiremo per un paio di concerti nelle città più grandi, prima di tornare in Europa per i festival. Un barlume di speranza si riaccende per quei fans che erano rimasti assenti alle gigs di Berlino e di Colonia.
Ville inoltre osserva: “'L'ultimo album è stato l'unico con cui non siamo venuti da voi con un tour vero e proprio. Questo magari è un altro motivo di malcontento.... Beh, al Rock am Ring e al Rock im Park e ad alcuni altri importanti festivals c'eravamo. Non si può dar retta a tutti. Se volessimo girare tutto il mondo, probabilmente dovremmo restare più di un anno e mezzo on the road“.

Ma invece di girare il mondo in tour, gli HIM si sono chiusi in studio per creare il nuovo album, appena uscito. “Questa volta ci è capitato di fare una lunga pausa dal primo momento in cui abbiamo iniziato a lavorare all'album al momento in cui abbiamo terminato di registrarlo. Alla fine è stata una cosa che è venuta un po' a nostro vantaggio. Altrimenti funziona come al solito: prendo la mia chitarra acustica, e se sono soddisfatto di quello che ne viene fuori, faccio ascoltare il materiale alla band e da lì partiamo. E' sempre un po' diverso nelle registrazioni. Penso che quello che abbiamo imparato nel corso degli anni è stato permetterci di lasciare un margine di spazio per ... mmmm ... la sperimentazione? Una parola stupida. Noi preferiamo parlare di spazio per la magia. Le idee possono essere sviluppate via via, quindi qualcosa di buono prima o poi ne esce fuori”.
Ma l'espansione del margine di sviluppo a favore della musica questa volta non è stata del tutto volontaria, i numerosi mesi di pausa non sono stati decisi dalla band. “Il nostro batterista ha avuto problemi con le braccia e ha dovuto fermarsi per circa otto mesi. Nel 2011, abbiamo iniziato a lavorare su “Tears On Tape”, e poi in autunno ... insomma, già alla fine di agosto o settembre ... Gas aveva dolore alle mani ed è andato dal medico. Poi è arrivata la mazzata. E così è trascorso il tempo, mese dopo mese. Nel maggio dello scorso anno finalmente abbiamo potuto poi tirare un sospiro di sollievo”.
La malattia improvvisa di Gas, se da un lato è costata in termini di business, dall'altro ha anche contribuito a tenere la band più unita di prima, ma per fortuna ora il calvario è finito . “E' stato davvero un periodo di merda, tutti noi siamo stati super-stressati, e poi non si sapeva quando o se sarebbe mai stato di nuovo in grado di tornare a suonare. E' stato ovviamente un momento molto delicato dal punto di vista emotivo. Ma abbiamo cercato di tirar fuori il meglio da tutto questo, approfittando del maggior tempo a nostra disposizione. Bisogna sempre trovare un aspetto positivo anche in un momento negativo. Così siamo andati lo stesso a jammare in studio, io ho usato l'acustica più del solito, e siamo andati avanti senza grandi intoppi. Alla fine abbiamo avuto la meglio, come si può vedere”.

Così è uscito “Tears On Tape”, un album decisamente rock, compatto, che Ville stesso include tra i lavori più tosti della storia della sua band. “Per me è Love Metal. Oh, e anche un po' Venus Doom, sì ... e pure un po' Deep Shadows & Brilliant Highlights, non ti sembra? Bello! Questa è la cosa fighissima della musica, la libera associazione”

“Tears On Tape” e “Love Metal”, però, a parte le idee di Ville, hanno decisamente qualcosa in comune. Per esempio, entrambi gli album sono stati prodotti e mixati dallo stesso staff: Hiili Hiilesmaa che, stando alle stesse parole di Ville, è quasi come un sesto membro della band per tutti i ragazzi degli HIM, alla produzione, e Tim Palmer, che ha lavorato con la band per anni al mixaggio.
“Per me è così: anche Love Metal è stato prodotto da Hiili e mixato da Tim. E' qualcosa che ci è venuto naturale fare, volevamo avere di nuovo Hiili, un professionista con cui abbiamo registrato fin dagli esordi. Ha prodotto il nostro primo demo, nel 1995, il nostro primo EP nel 1996, il nostro primo album. E poi Love Metal, nel 2003, Venus Doom, nel 2006. Lo stesso vale per Tim Palmer, che è un un bel po' che mixa per noi. Sapevamo quello che volevamo. E sapevamo che Hiili avrebbe fatto molto, perché conosce i nostri bisogni. Lui è veramente insostituibile quando si tratta di fuzzare le chitarre e rendere i suoni distorti, e poi conosce molto bene la nostra anima in cui si incontrano caratteristiche yin e yang. Questi ultimi produttori con cui abbiamo lavorato ci hanno preso per una semplice rock- pop -goth band e basta, ma siamo gli HIM, non abbiamo solo una freccia al nostro arco, semmai almeno due o tre...”
Il modo di percepire la band cambia da una cultura all'altra, da un paese all'altro. Da questo è dipesa la scelta di far uscire un singolo diverso in nazioni diverse. Gli HIM si sono consultati con amici e conoscenti per farsene un'idea: “La storia è diversa in ciascun paese. In Germania, per esempio, Razorblade Romance è considerato il migliore, nel Regno Unito, invece è stato Love Metal, Dark Light, invece ha finalmente trovato la sua strada negli Stati Uniti, suscitando un grande appeal. Le persone hanno una percezione diversa quando si tratta della nostra musica. Non tutto è sempre come con Join Me In Death” spiega Ville con un sorriso. “Qui siamo visti come una rock band più dura, ma ci è concessa qualche sfumatura un po' più pop.'

La politica della pubblicazione dell'album pensata appositamente per le esigenze dei fans di ciascun paese, ha avuto un certo impatto anche sulla scelta dell'etichetta. “Abbiamo deciso di completare prima l'album, senza l'influenza dell'etichetta, per così dire, e poi siamo andati a fare shopping per cercarne una. Con Universal funziona bene. Tuttavia, ci imbattiamo in diversi paesi con diverse labels, negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nel resto d'Europa. Prima eravamo su Sire- una sotto-etichetta della Warner Music in America, ma cercavamo qualcosa che fosse fatto su misura per noi. La rottura con l'ex etichetta è stata causata da altre circostanze. Una gran parte del personale che ci lavorava, ha dovuto rispondere del calo delle vendite ed è stato soggetto a licenziamento nel 2011. Insomma, l'azienda ci ha tolto la base d'appoggio, così ci siamo ritrovati circondati da gente che non avevamo mai visto e della quale non eravamo soddisfatti. Quindi abbiamo deciso di andarcene”.

L'ottavo album in studio della band finlandese di maggior successo di tutti i tempi è anche il più compatto: ad eccezione dell'ultima canzone, che è più radio-friendly, tutti i pezzi si muovono nel range compreso tra tre e quattro minuti di durata. Gli HIM non sono mai stati noti per la lunghezza dei loro pezzi, se non per qualche eccezione, come nel caso di “Sleepwalking Past Hope” nel 2007 nell'album “Venus Doom”. Questo approccio non è stato perseguito prima, e Ville pensa di sapere il perché: “Canzoni più corpose? Su “Venus Doom” ci abbiamo provato. In questo album, invece, abbiamo pezzi con una durata mediamente piuttosto breve. Forse questo ha a che fare con l'ideologia di Phil Spector. Negli anni '60 era normale che una canzone durasse al massimo 02:50. Se sei in grado di esprimere tutto ciò vorresti in tre minuti, non c'è alcuna ragione per allungare il brodo. D' altra parte se un pezzo richiede nove minuti ... ci vogliono nove minuti. E' anche una questione di atteggiamento. Questa volta quando abbiamo messo insieme le prime canzoni, ci è venuto naturale andare subito dritti al punto. L'ultima canzone, “WLSTD” (When Love Starts To Die) si costruisce anche sulla outro, in modo tale da poterla interpretare come un pezzo unico di sei, sette minuti, se volete. Con noi, bhè, di solito l'ultima canzone di un album è sempre un po' strana”

Proprio così: “Tears On Tape” comprende una outro – ma non finisce qui: c'è anche una intro e due intermezzi, della durata di circa un minuto, che creano una pausa nell'atmosfera densa dell'album. Si ha l'impressione che funzionino come le interruzioni pubblicitarie durante le quali si può andare a cercare qualche schifezza golosa nel frigo. Questa è una prima assoluta per gli HIM “Volevo che l'album avesse una intro. Volevamo qualcosa di hard rock anni '80 che facesse venire in mente Ozzy Osbourne, i Sabbath, i Type O Negative - band che han fatto uso di molti intro e intermezzi. E poi servono per dare un attimo di tregua. I pezzi sono abbastanza impegnativi”, dice il fascinoso 36enne. “Sono come dei pugni in faccia, sono canzoni piene di informazioni, contenute in tre o quattro minuti, per questo servono quei piccoli sprazzi di riposo, credo che aiutino a fare meglio quelle cose c'è bisogno solo di seguire il tuo istinto. Seguire il flusso, come si dice in America”. E continua “L'obiettivo è quello di sentirsi bene, di sentirsi a proprio agio in quello che stai facendo. Non è cercare di fare a tutti i costi la canzone perfetta, così non funziona. Piuttosto, è come lavorare su un puzzle, ma senza sapere che immagine verrà fuori. Per descrivere la realizzazione del nuovo album, Ville ci sorprende: “In un primo momento ci vedevamo da qualche parte tra il black metal della band norvegese Emperor e il punk, sempre norvegese dei Turbonegro. E poi ci siamo ritrovati con Roy Orbison, ma più sudato, sporco e incasinato, in questa cassa di risonanza melodico-malinconica. Da qualche parte bisognava pur cominciare. All'inizio non puoi sapere come vieni fuori alla fine”.
E alla fine gli HIM, con “Tears On Tape” ora per l'ottava volta gireranno il mondo con le loro canzoni d'amore dark e romantiche. “Penso che tutti noi impariamo qualcosa sulla vita in generale. Per noi HIM, la musica è sempre stata il modo migliore di esprimerci. La vita e la musica dal nostro punto di vista si intrecciano. La musica in se stessa oggi è molto importante per la maggior parte delle persone, perché è un'emozione condivisa, anche se certe volte è molto intima, soggettiva. Personalmente, però, credo che la ricetta migliore per aumentare la nostra saggezza rimanga semplicemente quella di uscire di casa e incontrare qualcuno con cui avere una buona conversazione in un pub”.

L'unico problema è che attualmente i pub sono un po' carenti di popolazione che abbia voglia di dialogare. Troppo tempo viene perso davanti a uno schermo, troppe informazioni personali vengono condivise e memorizzate sul Web grazie ai social networks. Sulle autostrade digitali anche gli HIM hanno deciso di prendere parte attiva, ma la gestione delle loro pagine è affidata ai promoters. In se stessa internet non è veramente importante. “Non ha importanza per noi, ma per la società, che oggi è sempre più mediatica. La gente vuole informazioni affidabili, aggiornamenti costanti, segue costantemente tutto quello che interessa sullo smartphone, o ancor più spesso sul portatile”. Il cantante rinuncia a tutto questo di buon grado, anche se è costretto ad ammettere un certo effetto positivo delle nuove tecnologie web. “Io non faccio uso di tutta sta roba, mi rende iperattivo, mi fa sclerare. Non ho assolutamente mai aperto un profilo privato su Facebook o su Twitter. Perfino tutto ciò che riguarda il semplice telefono cellulare non prende posto nella mia vita. Io quelle cose già le odiavo appena son venute fuori. E ho odiato pure gli sms. Con questa storia che devi essere raggiungibile in qualsiasi momento, come se fosse davvero così importante. Perché inviare milioni di messaggi, quando si può chiamare direttamente e dire quello che è successo senza tanti giri di parole? Tuttavia, non si può tornare indietro e si deve proseguire verso la direzione che i media e la società hanno preso. Come musicista ammetto che è molto utile far parte del moderno panorama dei media”.
Il loro fascino sembra irresistibile come si può notare anche dall'enorme diffusione degli smartphone, la cui indispensabile multifunzionalità è diventata un must irrinunciabile, data la loro massiccia presenza anche durante i concerti. Spettacoli senza un mare di piccoli LCD sopra le teste del pubblico sono diventati una rarità: tutto deve essere annotato, registrato, per essere pronto da sfornare in rete, come avviene su YouTube. Si tratta di ambiti ai quali Ville è piuttosto restio ad aprirsi. “Trovo tutto questo davvero strano. Soprattutto quando si viaggia. Insomma, ti sciroppi 500 km di strada, solo per venire a vederci, ma poi non guardi il concerto, ma un piccolo schermo. Io non lo capisco. Una volta si limitavano a portare macchine fotografiche digitali e ogni tanto facevano qualche foto, ma alla fine almeno si poteva dire che avessero visto il concerto. Oggi invece si filma tutto, già con l'idea di condividerlo il prima possibile su YouTube. Mezz'ora dopo il nostro show a Berlino erano già stati caricati tonnellate di brani. Questa è una follia. Spazza via tutto ciò che c'è di mistico in un live. Come band non ne siamo entusiasti per niente, anche perché nella maggior parte dei casi i filmati sono di pessima qualità e non rendono giustizia al concerto... ad ogni modo se le persone decidono di assistere a una nostra gig attraverso lo schermo dei loro smartphone, a quel punto, bhé... è una loro decisione.”
Infine, parliamo con Ville Valo dell'artwork di “Tears On Tape”, precisamente della copertina. Ci aspettavamo il famoso Heartagram, un ibrido tra un triangolo e un cuore, ma questa volta ci hanno sorpreso i colori dominanti della malachite e un disegno abbastanza particolare, ma ci dice Ville che l'artwork definitivo è stato scelto all'ultimo secondo, anche se non sembrerebbe. “Avrebbe potuto venire una schifezza, o forse ora avremmo avuto anche un album senza una vera e propria copertina, come ha fatto David Bowie. Ho avuto un paio di idee, e alcune persone si sono mostrate disponibili a lavorare artisticamente con le mie proposte. Il nostro asso nella manica è stato Daniel P. Carter, chitarrista, tra le altre cose, dei Bloodhound Gang, ma anche molto capace come illustratore. In mezzo al materiale presentato, ha finalmente trovato una specie di equivalente visivo delle nostre registrazioni. Insomma è stato l'uomo giusto al momento giusto, quello che ha realizzato, alla fine, ha soddisfatto tutti noi, ci piace molto e si adatta bene alla a musica e all'atmosfera del disco nel suo insieme, dall' intro all'outro”.
Stessa cosa è accaduta per la scrittura di Malachia, usata per rappresentare frammenti di poesia nell'album. Nel nuovo video ufficiale della canzone che dà il titolo all'album “Tears On Tape” ci sono i caratteri runici. “Anche questa storia di Malachia la dobbiamo a Daniel P. Carter, che conosce questo tipo di carattere o alfabeto. Questa scelta ha dato quel tocco di magia cerimoniale. Mi piacciono queste cose pseudeo-mistiche ... qualcosa che ricordi anche un po' Tolkien... accendono la mia immaginazione. Non ci sono solo due dimensioni, insomma, ci vuole anche il tempo per arrivare in fondo, dietro alle cose per capirle. Ma si tratta di un alfabeto rimaneggiato da noi, se lo cerchi su internet, ne troverai subito il significato”.

Ecco, ci risiamo con Internet – una rete multi funzionale e a volte troppo dispersiva, nella quale ci troviamo pure un sacco di roba, bella e meno che riguarda anche gli HIM. Ma possiamo dire che, senza Internet, anche questa intervista in questo momento sarebbe sconosciuta a molti. Intanto, mentre stiamo per caricarla, veniamo a sapere che il breve tour negli Stati Uniti è stato annullato, a causa di una malattia respiratoria acuta, associata all'asma cronica di cui il cantante, ricoverato in ospedale, soffre da anni. Apprendiamo la notizia dai social media, che usiamo a nostra volta per augurare a Ville un recupero rapido e completo.

Interview: Valentin Erning
Fotos: Christian Bimmermann

Commenti   

#1 Venomus 2013-05-24 13:53
"Io non faccio uso di tutta sta roba, mi rende iperattivo, mi fa sclerare." Oh come ti capisco...ma c'è poco da fare! :-)

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