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Greatest Lovesongs Vol. 666 - recensione di Emanuele Biani

Categoria principale: HIM
Creato Mercoledì, 30 Ottobre 2013 13:47
Ultima modifica il Lunedì, 08 Giugno 2015 22:19
Pubblicato Mercoledì, 30 Ottobre 2013 13:47
Scritto da Anesthesia
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HIM – GREATEST LOVESONGS VOL. 666

 ‘Greatest Lovesongs Vol. 666’ è il debutto su lunga distanza dei finlandesi HIM e, che ci crediate o meno, può diventare l’ideale colonna sonora per il vostro cammino di perdizione. Un album breve, se escludiamo le numerose tracce mute inserite per raggiungere quota 66, con due cover (‘Wicked Game’ di Chris Isaak e ‘Don’t Fear The Reaper’ dei Blue Oyster Cult) assimilate così magnificamente da confondersi nel tessuto di un’opera comunque intensissima, che ridefinisce le coordinate del rock/metal d’ispirazione gotica e si pone come autorevole termine di paragone per il futuro. Nel 1997 gli HIM sono il primo gruppo europeo a riuscire nell’impresa di trascrivere in chiave personale l’inquietudine dimessa ed erotica dei Type O Negative, un successo tanto più eclatante se si considera la giovane età dei musicisti, abbastanza incoscienti da azzerare le influenze hardcore della band di Brooklyn e sostituirle con spudorati accenni melodici al rock radiofonico di Bon Jovi e Billy Idol. Pur seguendo un orientamento stilistico comune, le canzoni sono tutte decisamente eterogenee e a tratti piuttosto naif, con improvvisi stacchi di tastiera e voce filtrata a spezzare la potenza di una sezione ritmica consacrata all’heavy metal, che però deve segnare il passo nei confronti delle disarmanti ballate d’amor & morte declamate dal cantante e principale compositore Ville Valo. Grande merito di questa imprevedibilità va riconosciuto al produttore Hiili Hiilesma, che firma un sound al tempo stesso compatto e dinamico, capace di alternare pesantezza e leggiadria con la massima naturalezza, limitando dove necessario l’esuberanza artistica di un gruppo inconsciamente anticonvenzionale. ‘Greatest Lovesongs Vol. 666’ è un disco imperdibile per chiunque sia consapevole di lastricare con cattive intenzioni la propria strada verso il paradiso, un caldo rifugio tra le fiamme dell’inferno per tutti quei cuori che altrimenti morirebbero congelati. Una dolce dannazione dalla quale non vorrete mai redimervi.