Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'utilizzo dei cookie.

image1 image1 image1

The Heartagram Path - HIM Approved Site - La tua risorsa italiana al Love Metal e agli HIM

Kerrang! 6 gennaio 2018, traduzione

Traduzione di Alessia Poldi
 

Dopo 26 anni al timone, Ville Valo appende l’heartagram al chiodo e si prepara ad affrontare una vita senza gli HIM. Ma sentiremo ancora parlare di lui, potete esserne certi…

Ville Valo è a un bivio. Il quarantunenne frontman del quintetto love metal HIM, una delle band più note della Finlandia, sta per concludere il tour d’addio. Dopo 26 anni e 8 album in studio, la band da lui formata nel 1991 si sta per sciogliere allegramente e di comune accordo: Ville sta per esplorare nuovi territori. “E’ una specie di sollievo triste” dice, seduto sul suo letto al Sanctum Hotel di Londra, completamente vestito di nero, con il cappello di lana tirato giù fino alle sopracciglia, l’eyeliner che sottolinea lo sguardo. “Voglio liberarmene, voglio che sia finita”.  

 La voglia di Ville di andare verso nuovi orizzonti è comprensibile. Nell’arco di tre decenni gli HIM, la band che ha formato insieme a Mikko “Mige” Paananen (basso) e Mikko “Linde” Lindström (chitarra), ha demolito ogni barriera, conquistando successo commerciale e di critica in Europa e in America, e dando vita a un vero e proprio culto. Ora un quintetto, formato anche dal tastierista Janne “Burton” Puurtinen e dal batterista Jukka “Kosmo” Kröger, gli HIM concludono la loro carriera a Capodanno con uno show nella loro città, Helsinki.  


È un eccitante miscuglio di lacrime di felicità e lacrime di tristezza” dice Ville, incontrando il giornalista di K! Nei giorni precedenti i due show a Londra. “Sarà dura per tutti quando il tour finirà. È difficile dire cosa io abbia in testa ora.  Il viaggio conta talmente tanto che non vogliamo pensarci troppo, ho paura di rovinare la magia. Hai presente la sensazione di essere in un sogno? Ecco, io non voglio svegliarmi ora…

 

Con tutta l’attenzione rivolta all’ultimo tour, non ti sembra un po’ di essere al tuo stesso funerale?

Sì, ed è abbastanza eccitante. È un po’ come quando eri piccolo ed eri super incazzato con i tuoi genitori, e urlavi “morirò, e non sarete invitati al mio funerale!” Oppure quando sei super depresso e pensi al tuo funerale, chiedendoti chi ci sarà e chi no. È questo che stiamo vivendo, in termini musicali. È strano ma è speciale, e non capita spesso di avere una serie di funerali. Ci sono stati più di 40 concerti d’addio, ognuno dei quali è stato l’ultimo in quella nazione o in quella città. È un po’ come fare sesso quaranta volte senza venire. 

 

Perché hai deciso di sciogliere la band?

Eravamo stufi della stessa merda, è molto semplice. Siamo stati insieme per tantissimo tempo. È ancora bello suonare insieme dal vivo, andiamo d’accordo e conosciamo i nostri odori. Siamo un po’ come una famiglia, anche se particolare. Ma quando fai la stessa cosa per tanto tempo, a un certo punto la bellezza viene meno. Abbiamo cominciato a lavorare a qualcosa di nuovo ma non ci sembrava abbastanza buono. E non abbiamo avuto, come quando eravamo ragazzini, quella sensazione “suona bene quasi come Iggy Pop”. Sembra stupido, ma deve essere così. Stavolta ci è sembrato quasi un dovere. E volevo fare qualcosa di diverso e non necessariamente legato agli orari delle babysitter degli altri. Ma sono cose che capitano, nella vita.

 

Come hai preso questa decisione?

Ne ho parlato prima con Mige, l’amico nella band che conosco da più tempo, perché eravamo noi che dopo i tour passavamo le ore al telefono per decidere cosa fare e cosa non fare. Ci siamo presi un anno di pausa, durante il quale ho scritto della musica, poi siamo andati in sala prove e sono stato abbastanza diretto. Se non suona bene, dobbiamo prendere una decisione. Non suonava bene, ed è stato molto semplice.

 

È stato doloroso?

No, è stato un sollievo. Perché ne abbiamo discusso per talmente tanto tempo: le possibilità, cosa fare, che direzione prendere… e adesso è questa la cosa più difficile: cosa fare ora? Non ho i ragazzi con me, non ho nessuno sul palco a cui dare la colpa (ride): “se è una merda è perché tu hai sbagliato!”

 

Deve essere comunque stato difficile...

Oh, moltissimo. Gli HIM sono stati una parte importante della vita di tutti noi, e non è questione di dire se la band sia buona, o la musica sia buona. Il bello e il brutto di tutto questo sono stati con noi per molto, molto tempo. E non solo, perché conosco Mige e Linde da quando avevo 9 o 10 anni. Siamo cresciuti insieme, quindi è strano. Non ci voglio pensare, ancora. 

 

Sembra che tutto sia ancora in divenire…

Mentre suoniamo, va tutto bene. Non lo so più… ovviamente quando le cose vanno bene pensi: “Sì, sarebbe bello se durasse ancora a lungo”. Poi un secondo dopo ti rendi conto che c’è una ragione perché sei lì. È un’arma a doppio taglio, o un serpente che si morde la coda. Ma finora è stato tutto positivo, stiamo facendo un tour perfetto. È emozionante ed è come il momento in cui muori e il nastro si riavvolge, dandoti flashback del tipo “oh, mi ricordo di quando sono stato qui per la prima volta!” è figo. 

  

E quindi, cosa stai pianificando come prossima mossa?

Varie cose, ma serve tempo. Ora che ho canzoni e idee prima di tutto devo capire se sarà con una band o come solista, e che tipo di musica sarà. Sarà malinconica e dark, questo è certo. Ma quanto Manowar o quanto Dinosaur Jr? Questi sono i miei termini di paragone. Il perizoma o i capelli lunghi e i borbottii? Spero che sia il meglio di entrambe le cose, qualsiasi cosa sia. Ed è bello perché ora non ci sono più compromessi, e ci sono canzoni sulle quali inizierò a lavorare da subito. “Devi fare qualcosa dopo lo scioglimento degli HIM” questo è quello che mi dicono tutti. Dopo una lunga relazione lavorativa non puoi startene nascosto per troppo tempo, altrimenti rischi di svegliarti tra 10 anni e chiederti “dov’è il perizoma?”

 

Come passerai questi primi mesi di pausa?

Lavorerò nello studio che ho in casa. Lo sto sistemando già da qualche anno ma sto cercando di capire di che tipo di strumentazione ho bisogno. Spero solo di riuscire a esplorare il senso di perdita e di gratitudine verso gli HIM attraverso la musica. Capirò le emozioni che sto provando solo quando gli HIM saranno davvero nel passato. È così che affronto la vita. La affronto attraverso la musica, prendo la chitarra e inizio a scrivere, e sono sicuro che alcune emozioni usciranno fuori. 

 

C’è qualcosa che ti fa pensare di riconsiderare questa decisione?

Fanculo no, è troppo tardi! Non sarebbe giusto. Ci sono vari motivi dietro lo scioglimento della band. Non lo stiamo facendo perché è divertente, o per una sorta di esperimento psicologico o per avere una serie di funerali sonori. Temporalmente parlando, aveva senso così, e inizialmente non pensavamo nemmeno di fare un tour.  Sono contento che agli altri sia piaciuta l’idea, ci siamo informati e parecchie persone erano interessate. È bello andarsene quando le persone ancora amano ciò che fai, nel bene e nel male.

 

Quindi non c’è proprio possibilità di una reunion?

Non ora, no. Non so quale sia il limite, o quanto presto le band si riuniscano, ma no, non avrebbe alcun senso. Dobbiamo seguire le regole del rock’ n’roll, devo prima fare un album solista incredibilmente impegnativo che piacerà moltissimo alla critica ma farà schifo al pubblico e non lo comprerà nessuno. 

 

E poi arriverà la hit del batterista…

Esatto! Quindi dobbiamo seguire tutto passo dopo passo, nella migliore tradizione del rock’n’ roll. Ci sono lezioni da imparare e solo allora sarà tempo per una reunion. E per un’operazione di protesi all’anca…

Quando la festa sarà finita, Ville avrà più tempo per riflettere, ma non prima. Fino ad allora è concentrato sugli ultimi concerti, un’occasione per i fan di “agitare il sedere” mentre la band suona le migliori hit. “È malinconico, ma c’è una sorta di malinconia celebrativa, in questo” ride “è bello vedere le persone cantare a squarciagola, sorridere e piangere quando il concerto finisce.”

E quindi ha senso parlare con Kerrang! sia degli alti, che sono stati molti, sia dei bassi, che per quanto pochi sono stati parecchio drammatici. 

 

Gli HIM sono nati nel 1991. Ti sei mai meravigliato di dove siete arrivati?

No, penso che la band avrebbe dovuto essere più grande. È per questo che fondi una band: perché pensi che sia la migliore al mondo. È per questo che scrivi una canzone, perché è il tuo mondo, come lo vedi in termini musicali e secondo le tue influenze. È così per tutte le grandi band. E nonostante questo, spesso nel rock manca l’arte. Per molte persone è solo affari, like, magliette vendute, cose così. Questa non è musica. L’arte è un qualcosa che ti appassiona, un modo per liberarti dei tuoi demoni e buttar fuori tutta la merda. C’è troppo poco Jackson Pollock, insomma.

 

Come è cambiata la tua vita dopo l’uscita di Razorblade Romance nel 2000?

È diventata una grande festa, c’erano sempre nuove occasioni per festeggiare. Era come essere sempre fatti, come una botta di adrenalina o una droga il cui effetto non passava mai. È stata una benedizione e una maledizione allo stesso tempo, per la band. Quando una band ha successo, normalmente lo fa nello stesso momento ovunque. Per noi non è stato così: il primo album è andato molto bene in Finlandia e poi, album dopo album, abbiamo avuto successo in altre parti del mondo. Avevamo sempre nuovi posti dove andare e non era mai noioso, anche se a volte confondeva un po’…

 

In che senso?

In senso positivo. È abbastanza romantico non sapere dove ti trovi. E poi avrei avuto dei grossi rimpianti se non avessi tentato di fare meglio di Charles Bukowski. Credo che chiunque abbia bisogno di testare i propri limiti.  

 

Quali erano i tuoi limiti? Sei stato in rehab nel 2007, dopo aver registrato Venus Doom…

Non me lo ricordo, probabilmente il medico o l’ospedale può dirmelo. È importante mantenere dramma e intossicazione nel tuo arsenale, quando sei uno scrittore, ammesso che io possa definirmi tale. Ma questo è il punto di equilibrio: devi essere incasinato per creare le cose migliori, perché in quel momento stai cercando di sopravvivere. Se tutto va bene, sei lì che pensi “va bene, scriverò una poesia tra le cinque e le sei, appena è pronta l’insalata”. Non funziona così. Deve esserci il bisogno di creare qualcosa perché non c’è nient’altro al mondo. Deve esserci la disperazione.

 

È diventato troppo per te, però. Non è vero?

Certo, e a quel punto devi rimetterti in forma. Non serve a niente nascondersi in un angolo e lamentarsi. Devi essere in grado di ritirarti su. Alcune persone possono aiutarti, ma alla fine dipende da te. Ti sei scavato la fossa, ti sei dipinto in un angolino. Dipingiti fuori. E in questi termini è bello dipingersi, lavorare su te stesso musicalmente e cercare di liberarsi delle cose peggiori, cercando di trovare un equilibrio nel disequilibrio generale. Preferisco gestire la depressione che prendere centinaia di pillole per venirne fuori. 

 

Per mantenere le cose naturali? 

In fondo le persone dovrebbero essere selvagge, non equilibrate. Ci sono persone tristi e persone felici. Sembra che in questo periodo il mondo si aspetti una persona media, e nessuno lo è, siamo tutti differenti. Ci sono persone tranquille, persone chiassose, e tutto quel che c’è nel mezzo. È questo il bello del mondo, la bellezza di permettere a ogni fiore di sbocciare. 

Intendevo il fatto di non lamentarsi, di essere un po’ uno psiconauta. Devi imparare delle lezioni, devi fare errori e imparare da essi. Essere incasinati è umano, è importante. 

 

Quindi il crollo è stata una lezione?

Sì, ma non penso di essere ancora completamente fuori dalla nebbia. Non penso che lo sarò mai, o vorrò mai esserlo. E non è questione di bere o non bere, fumare o non fumare… non è questo il punto. È una questione psicologica. È il senso dell’altro, di essere là fuori. Non è devastarsi, è piuttosto capire per quanti giorni puoi stare senza lavarti prima che i passeggeri della prima classe su un aereo inizino ad accorgersene. È questo il bello del rock: più sei bravo, più puoi essere sciatto. Più hai una bella macchina, più sei libero di cagarti nei pantaloni. Penseresti che invece sia il contrario, ma non è così. E questo è qualcosa che dovrebbe essere apprezzato.

 

Com’è stato registrare Screamworks: love in theory and practice completamente da sobrio?

Per ovvi motivi è stato assolutamente inebriante, dal momento che non ero sobrio da molto, molto tempo. Non era tanto l’essere ubriaco tutto il tempo, ma il fatto di andare in studio e prendermi un paio di bicchieri di vino e cantare o lavorare sulle canzoni. Tutto questo a un certo punto mi si è ritorto contro perché la mia tolleranza all’alcool aumentava. Prima che tu te ne renda conto, arrivi a bere una cassa di birra e non essere nemmeno ubriaco. Può capitare a tutti. Ma essere sobrio è stato come vedere tutto alla luce del giorno. Poco prima avevamo girato l’America in tour, avevo visto tutti i locali notturni, partecipato a tutti i party. Invece stavolta vedevo tutto di giorno, giravo per la città, visitavo musei e librerie. È stato lo stesso dispendio di energia e di denaro ma speso in un modo diverso. È stato interessante ma straziante, e faceva male.  Era come se la luce del giorno fosse troppo brillante. 

 

Come un vampiro che guarda il sole? 

Sì, come uscire da un armadio. È strano, è difficile e richiede tempo. E sto migliorando, credo. Essere sobrio mi è sembrato tremendamente difficile, all’inizio. Non tanto l’essere sobrio in sé, ma esserlo mentre ero in tour, è stata un’esperienza piuttosto solitaria. Gli altri erano abbastanza rilassati, lo sono sempre stati. L’animale ero io. Ma era come se stessi lì a girarmi i pollici, non sapevo cosa fare e mi sembrava sbagliato.

 

Cosa vorresti ci fosse scritto sulla tomba degli HIM?

Che cazzo… sarebbe semplicemente un segnale stradale, una freccia che porta alla tomba dei Black Sabbath.  Penso che il grosso del lavoro sia ancora da fare, è importante non restare fermi. Devi andare sempre avanti, indipendentemente da dove puoi andare a finire. La mia vita non è finita, ancora. È conclusa la parte relativa agli HIM, per ora si è concluso un capitolo ma il libro è ancora incompleto. Lo dicono tutti, soprattutto quando si invecchia: il tempo vola. Essere in una band significa che vola davvero. Non so come si misura l’età di un cane, ma dovrebbero esserci anche gli anni dei musicisti. Tre- quattro anni, il ciclo di un album. Questo è il tuo anno. Scrivi le canzoni, esce l’album, lo promuovi, vai in tour. E poi ti tagli i capelli o ti rifai il guardaroba, cose che le persone normali fanno ogni anno. È un po’ strano, se la vedi così. 

 

Quando questo capitolo sarà concluso, c’è un altro tipo di arte che vorresti esplorare? Hai fatto anche qualche piccola parte come attore, in passato…

No, no, no. Lascia fare l’attore a Bon Jovi e il pittore a Paul Stanley. Mi piacciono i suoi dipinti, sono naif in un modo figo. No, la mia arte è la musica. È il mio modo di vedere il mondo e di tradurre quello che provo. È un linguaggio che mi sembra di aver imparato piuttosto bene, nel tempo, quindi penso di non avere tempo di esplorare altri mezzi per tirare fuori ciò che ho dentro. 

 

Hai lavorato con Bam Margera in molti video: qual è il peggiore scherzo che ti ha fatto?

È sempre stato rispettoso, ma ho visto molte cose strane. C’è un pezzo di Jackass 2 in cui mi taglia i peli pubici, ma ero consenziente. Vedevo in tutto  l’aspetto artistico alla Salvador Dalì, quindi non mi sono mai sentito minacciato. Mi sono divertito. 

 

Sei sempre stato a tuo agio con la fama? 

In Finlandia non è vista benissimo. È uno di quei posti dove vieni considerato uno stronzo se dici di avere i soldi, per farti capire di che posto si tratta. I primi tempi in cui eravamo sotto i riflettori non me ne fregava niente. Era bello entrare nei locali gratis, e bere gratis. Nel 1999 Join Me in Death era al vertice delle classifiche tedesche, e c’era questa cosa strana…eravamo una band pop-metal con i capelli lunghi. E c’erano i tappeti rossi, e ci venivano a prendere con macchine enormi e bellissime, e noi non capivamo nulla perché tutti parlavano tedesco, e poi champagne... Penso che sia tutto molto stupido, una perdita di tempo. 

 

Ultima cosa: come riassumeresti il tuo tempo trascorso con gli HIM?

La band è stata l’Imodium per la mia diarrea. Mi ha mantenuto in equilibrio, mi ha aiutato a funzionare. Ma te lo farò sapere una volta che avrò le idee più chiare, ti manderò una cartolina. 

 

 

 

 

 

Commenti   

#1 profile 2018-11-01 09:02
Need cheap hosting? Try webhosting1st, just $10 for an year.

You have no rights to post comments

template joomlatemplate joomla gratis

Chi è online

Abbiamo 18 visitatori e nessun utente online

2018  The Heartagram Path   globbers joomla template